La Iss, la più grande società al mondo di consulenza sul voto assembleare e ricerca in materia di governance aziendale e sostenibilità, boccia la cedola da 4 miliardi di euro e le offerte su banca Generali e Bpm. Invece ha suggerito di approvare le altre delibere, inclusa la fusione con Mediobanca. Alla base della critica c’è una visione troppo ambiziosa: agli azionisti viene chiesto di votare il raddoppio della dimensione attuale della banca con una integrazione con Mediobanca ancora in corso. Il giudizio della società di consulenza non rappresenta una opposizione alla visione dell’Ad Lovaglio, tantomeno è un appoggio all’Opas ostile di Intesa San Paolo, che Iss suggerisce di valutare comunque con attenzione. Tant’è che il consiglio di Mps continua a ritenere che Intesa Sanpaolo sottovaluti Rocca Salimbeni. Il momento è molto delicato, l’assemblea dei soci di Mps in programma per il 29 ottobre alle ore 10:00 in unica convocazione, è chiamata ad un voto pesante perché Mps è sotto passivity rule, ciò significa che le due offerte sul tavolo devono essere approvate dall’assemblea con maggioranza qualificata. Intesa ha dichiarato che se venisse approvato anche un solo dei punti su OPS, aumenti di capitale o riduzione di capitale, considererà non soddisfatte le condizioni della sua Opas, che diventerebbe definitivamente inefficace.
È un ottobre cruciale per la storica banca senese, probabilmente per questo la politica istituzionale ha scelto di restare silente, perché qualunque comunicazione in questa fase potrebbe rappresentare una turbativa del mercato, passibile di reato penale.
Il 14 agosto scorso, in un momento ancora opportuno per le parole, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva rilasciato una lunga intervista a Milano Finanza, dove auspicava che la banca più antica del mondo non perdesse identità e denominazione e che non finisse smembrata. Nell’intervista la Meloni ha rivendicato il risanamento: “Abbiamo ereditato Mps agonizzante e l’abbiamo riportata in salute.” Le parole della premier furono accolte dall’ad Lovaglio come un messaggio positivo di chi riconosce che il valore di Mps sta nella sua integrità. Il Partito democratico, con il senatore Antonio Misiani, si disse d’accordo con Meloni sul fatto che la banca non dovesse essere spezzettata e che lo Stato resti socio. Da Intesa, invece, non giunsero reazioni. Nella maggioranza domina la prudenza. Per esempio Osnato (FdI) ha detto che “decide il mercato”. Secondo una ricostruzione di Finanza Online, il Tesoro valutava se uscire dal capitale (4,9%) per mantenere una formale neutralità nella complicata vicenda di atto. Il ministro Giorgetti, ricevendo gli enti locali, è parso sensibile alle loro istanze, anche se ciò non implica un ritorno dei poteri speciali (golden power).
Regione, Provincia e Comune di Siena si sono unite in un’azione di tutela per Mps indicando quattro pilastri da garantire in qualsiasi riassetto, tra cui occupazione, autonomia direzionale con funzioni centrali e sede nel territorio senese e toscano e sostegno all’economia locale. Il consiglio comunale di Siena ha votato all’unanimità una mozione per salvaguardare l’integrità della banca.
Il presidente della regione Giani ha chiesto che all’assemblea di ottobre il 4,8% pubblico sia usato in modo attivo dal governo. Per Giani il Mef non può limitarsi ad assistere alla partita, ma deve usare la propria quota in assemblea. La sindaca di Siena Fabio ha inviato istanze agli organi di vigilanza Antitrust e Consob affinché mantengano alta l’attenzione.
Le istituzioni locali negli ultimi tempi hanno più volte precisato che non vogliono sostituirsi agli azionisti né decidere operazioni che spettano al mercato, organi societari e autorità di vigilanza. In tale scenario giunge l’intervento del segretario provinciale del Pd Nico Bartalini, che nelle ore successive al cda di Mps del 12 ottobre, ha rivolto un appello alle istituzioni locali di rilanciare una iniziativa unitaria per chiedere al Governo di intervenire con fatti concreti per tutelare l’indotto finanziario di Siena. L’iniziativa politica di Bartalini se da una parte è un modo evidente di mettere sotto pressione il centrodestra locale che ha scelto di restare in cauto silenzio in questa fase, è chiaramente strumentale nel momento in cui si rivolge direttamente al Governo esentando da ciò il segretario nazionale del suo partito Elly Schlein, che su tutta la vicenda ha mantenuto un profilo di ambiguità, probabilmente perché sullo sfondo incombe Unipol.
Fabrizio Camastra












