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AGROALIMENTARE ed ENOGASTRONOMIA

Cinta Senese DOP, l’allarme del Consorzio: “La razza si può spostare, la DOP no”

A Siena l’assemblea dei soci fa il punto sull’emergenza PSA e presenta al Commissario Briganti le richieste per tutelare allevamenti e patrimonio genetico
18 Settembre 20265 Mins Read
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Si è svolta oggi, presso la sede della Camera di Commercio di Siena, l’assemblea dei soci del Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, convocata per fare il punto sui due anni di attività del Consorzio legati all’emergenza di Peste Suina Africana (PSA) e per formalizzare un documento di richieste da consegnare al Commissario straordinario regionale, dott. Giorgio Briganti, presente all’incontro insieme al dott. Gennaro Giliberti, Direttore Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Toscana insieme al Segretario Generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, dott. Mario Del Secco, e ai rappresentanti tecnici di ANAS e Università di Firenze.


LA SITUAZIONE ATTUALE
La Cinta Senese, razza a base genetica ristretta allevata quasi ovunque allo stato semibrado in aree ad alta densità di cinghiali, risulta tra le filiere più esposte all’emergenza PSA. Il Consorzio segnala un abbattimento già prossimo al 10% degli effettivi, un dato che incide su un patrimonio genetico costruito in cinquant’anni di lavoro pubblico e privato. Il Consorzio ribadisce che la Peste Suina Africana riguarda esclusivamente suini e cinghiali e non comporta alcun rischio per la salute umana.

Negli ultimi due anni il Consorzio ha lavorato su tre fronti paralleli: la messa in sicurezza del patrimonio genetico della razza, attraverso i progetti di conservazione ex situ (Gorgona, Porto Azzurro, Pianosa e, più di recente, l’ipotesi del centro di Mugliano, in provincia di Arezzo); l’interlocuzione con la Regione Toscana, che ha portato all’istituzione della cabina di regia regionale con il Commissario Briganti; e la costruzione di una coalizione nazionale di quindici organizzazioni – tra cui Slow Food Italia, FederBio, AssoBio, Legambiente e le sigle AIAB regionali – che a fine luglio ha inviato una lettera al Commissario straordinario del Governo, dott. Giovanni Filippini, ottenendo 57 pubblicazioni sulla stampa nazionale.
“Con la cabina di regia stiamo lavorando intensamente per limitare l’espandersi dell’epidemia di PSA e tutelare il patrimonio suinicolo e tutta la relativa filiera della Regione Toscana – ha dichiarato il Commissario Straordinario Regionale per la Peste Suina Africana Giorgio Brigati – in questo contesto merita particolare attenzione la razza cinta senese, che rappresenta un importante valore aggiunto per la regione Toscana, che stiamo cercando di tutelare con tutte le azioni messe in campo per la lotta alla PSA in Toscana.”

LE RICHIESTE AL COMMISSARIO
Il documento approvato dall’assemblea affronta tre nodi principali.
Sul fronte degli indennizzi, il Consorzio chiede l’istituzione di una commissione regionale di stima che superi le tabelle nazionali standard, assumendo come riferimento i prezzi del bollettino della Camera di Commercio di Siena e Arezzo e riconoscendo separatamente il valore genetico dei riproduttori iscritti al Libro Genealogico e il mancato reddito pluriennale; a questo si affianca la richiesta di sbloccare e aggiornare i danni indiretti, fermi al 31 ottobre 2024, e di fissare tempi certi per acconti e liquidazioni.

Sul fronte della biosicurezza e delle regole operative, il Consorzio chiede lo sblocco immediato degli aiuti sospesi, criteri proporzionati agli allevamenti estensivi e semibradi — distinti da quelli intensivi — e la revisione dell’estensione a tre chilometri del raggio previsto dall’Ordinanza commissariale n. 4/2026, con valutazione del rischio caso per caso anziché automatismi territoriali. A questo si aggiunge la richiesta di almeno un macello designato e idoneo alla DOP in ogni provincia toscana, oggi assente, e il pieno riconoscimento dei ristori agli allevamenti biologici certificati.

Sul fronte genetico, infine, il Consorzio chiede il riconoscimento di uno o più centri genetici in territorio toscano – con priorità alla soluzione individuata a Mugliano, in provincia di Arezzo – e l’indicazione di un soggetto responsabile unico del progetto, dopo che i tentativi sulle isole (Gorgona, Porto Azzurro, Pianosa) si sono fermati per ostacoli amministrativi senza mai arrivare a un risultato. A questo si affianca il sostegno alla raccolta e conservazione del materiale seminale dei verri iscritti e una presa di posizione formale a tutela del modello semibrado, che deve restare il riferimento ordinario della razza, mentre l’eventuale conservazione ex situ resta una misura temporanea.

Il documento chiede inoltre che, a valle dell’incontro, vengano assunti impegni pubblici con termini definiti su sblocco della misura biosicurezza, istituzione della commissione di stima e formalizzazione della proposta sui centri genetici.

Il Presidente del Consorzio, Nicolò Savigni, ha dichiarato: “Se il rischio è di perdere la razza, altrettanto grande è quello di perdere gli allevatori. Infatti senza di loro non c’è futuro per la DOP Cinta Senese. Pertanto in questo momento la sfida di tutti i soggetti e le istituzioni coinvolte nella filiera è scongiurare il rischio estinzione, la salvaguardia dei territori marginali ma soprattutto evitare la chiusura degli allevamenti perché perdere i custodi di venticinque anni di lavoro dalla denominazione sarebbe la vera sconfitta”
Il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena e di Unioncamere Toscana Massimo Guasconi ha ribadito che “Camera di Commercio conferma la propria vicinanza e la piena sintonia con gli allevatori e il Consorzio nelle misure da intraprendere e nelle istanze rivolte agli altri enti competenti a tutela della Cinta Senese DOP: si tratta di interventi essenziali, mirati a sostenere concretamente la tenuta economica delle imprese del comparto e a garantire la salvaguardia di un patrimonio genetico e agroalimentare unico del nostro territorio”.

Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP
www.cintasenesedop.it – [email protected]



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