di Fabrizio Camastra
Attorno alla nomina di Giovanni Grasso, già presidente dell’Ordine degli infermieri di Arezzo ed ex presidente di quello della Toscana, a commissario pro tempore (fino alla fine dell’anno) dell’Agenzia Regionale di Sanità (Ars) c’è polemica. Le opposizioni in consiglio regionale protestano sia per il metodo che nel merito, ritenendo la figura professionale di Grasso poco adatta, rispetto ad una marcatamente manageriale.
Su quest’ultimo aspetto c’è da dire che la Regione Toscana, che non naviga in buone acque da un punto di vista economico, ha messo a disposizione delle risorse limitate, per il commissario dell’Agenzia regionale di Sanità ha previsto uno stipendio lordo di circa 60 mila euro l’anno. Poco più di 2,5 mila al mese netti. Pochini stando agli standard professionali di un alto manager pubblico, per il quale a lordo si parla di una cifra doppia se non anche più alta.
C’è da dire che Grasso è stato nominato Commissario Straordinario ARS per 4 mesi: dal 1 settembre al 31 dicembre 2026. ARS è commissariato da tre anni. In precedenza il commissario era Gelli, direttore generale della Sanità Toscana, dal 1 settembre direttore generale del Meyer.
La proposta di fare diventare Giovanni Grasso Presidente ARS, affiancato da un direttore proveniente dalla struttura per scansare il controllo della Corte dei Conti, è una trovata del Presidente Eugenio Giani, certamente bene architettata sotto il profilo procedurale, ma bisognerà vedere se basterà.










