
All’incontro, dedicato in particolare alle sale ibride, hanno partecipato anche tre esperti del settore che hanno illustrato la loro esperienza nel campo: Alessandro Locatelli, anestesista dell’ Azienda Ospedaliera di Cuneo, Giovanni Tinelli, chirurgo vascolare del policlinico Gemelli di Roma e Alfredo Casasco, neuroradiologo interventista dell’Università di Madrid.
“La sala operatoria ibrida – spiega Silvia Briani, direttore sanitario – è un momento di incontro tra il mondo dell’imaging, che si svolge normalmente in radiologia interventistica, e quello operatorio, andando a completare l’attività chirurgica con la finalità di supportare direttamente la tecnica interventistica o di permettere una valutazione intraoperatoria con un punto di vista immediato e approfondito. Con l’introduzione delle apparecchiature di imaging in sala operatoria si apre la possibilità di eseguire interventi chirurgici con accuratezze impensabili nel passato, e di effettuare interventi particolarmente complessi con tecniche mininvasive su pazienti che altrimenti non potrebbero sopportarle, come ad esempio l’anziano e il bambino”.
La progettazione del nuovo blocco operatorio e, in particolare, delle sale ibride, comporta un confronto sulle ipotetiche soluzioni strutturali e tecnologiche. “E’ necessario individuare prioritariamente il potenziale utilizzo – aggiunge Pierluigi Tosi, direttore generale – la casistica attuale che può avvalersi di tale risorsa, lo sviluppo futuro anche in relazione alle scelte aziendali e alle professionalità che sono e saranno presenti in ospedale. La realizzazione del nuovo blocco operatorio – conclude Tosi – rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo delle Scotte, concordato con la Regione Toscana, l’Università di Siena e il Comune di Siena. L’avvio di un confronto costruttivo con i professionisti vuole garantire una pianificazione e progettazione che risponda pienamente all’evoluzione delle problematiche e dei progressi in atto nelle tecniche diagnostiche e chirurgiche”.











