Nel cuore della Val d’Orcia, tra le pendici del Monte Amiata e la valle sottostante, si rinnova anche quest’anno uno degli appuntamenti più attesi e sentiti dalla comunità locale: la “Festa del Marrone” in programma a Campiglia d’Orcia (Si) sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 con la sua quarantasettesima edizione. “La Festa”, come la chiamano i campigliesi, un evento che, attraverso la sua storia ormai quasi cinquantennale, rappresenta non solo la celebrazione di uno dei prodotti più pregiati del territorio, il marrone, ma anche l’autentica espressione dell’identità e dello spirito di un intero paese.
La manifestazione affonda le sue radici nella tradizione agricola della zona, dove la castanicoltura ha rappresentato per generazioni fonte di sostentamento e occasione di socialità. Oggi, intorno a Campiglia, i castagneti continuano a essere curati con dedizione dalle famiglie locali, che tramandano con orgoglio gesti e saperi antichi, rinnovando ogni autunno il rito della raccolta delle castagne. Ma la Festa del Marrone è molto più di una semplice sagra: è teatro popolare, folklore, gara di creatività e momento di aggregazione intergenerazionale. Da quasi cinquant’anni, la comunità si divide nei tre storici rioni – Agitati, Borgassero e Dentro – che, con passione e spirito di sana competizione, allestiscono scenografie, costumi e rappresentazioni a tema, trasformando le vie del paese in un grande palcoscenico a cielo aperto con un vincitore finale. Il pubblico, parte integrante dell’evento, è chiamato non solo ad assistere ma anche a votare la migliore rappresentazione, in un vivace scambio che rende la festa sempre nuova e partecipata.
L’importanza della Festa del Marrone va ben oltre l’aspetto culinario e spettacolare: essa rappresenta la capacità di una comunità di rinnovarsi attingendo al proprio passato, adattando antiche tradizioni alle esigenze e alle sfide del presente. In un’epoca di grandi cambiamenti, Campiglia d’Orcia ha saputo trasformare una festa di fine raccolto in un’occasione per rafforzare il senso di appartenenza, valorizzare il territorio e promuovere la cultura locale, mantenendo viva la memoria e trasmettendo valori autentici alle nuove generazioni. È dunque un esempio virtuoso di come le tradizioni possano essere motore di identità e sviluppo, testimoniando la vivacità e la resilienza delle piccole comunità italiane. Un appuntamento da non perdere, dove gusto, storia e creatività si fondono in un’esperienza unica, capace di emozionare e coinvolgere visitatori di ogni età.
Sulle pendici del Monte Amiata, la castanicoltura rappresenta da secoli un pilastro dell’identità locale. Coltivare il castagno significa custodire un paesaggio, tramandare un sapere e mantenere vivo un equilibrio tra uomo e natura. Il Marrone del Monte Amiata IGP è il simbolo di questa tradizione: un frutto di qualità, nato da boschi curati e da un lavoro attento e sostenibile. La castanicoltura, oggi, non è solo memoria del passato ma anche prospettiva per il futuro. Giovani agricoltori stanno recuperando antichi castagneti, adottando pratiche biologiche e riscoprendo un’economia fondata sulla qualità, sulla filiera corta e sul rispetto della natura. In questo contesto, la Festa del Marrone diventa un’occasione per promuovere la cultura del cibo buono, pulito e giusto, e per raccontare l’impegno di una comunità che continua a vivere in armonia con i suoi boschi.












