
“I dati confermano che i ticket allontanano i ricchi dalla sanità pubblica – dice il vicepresidente della commissione Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra) –. Rappresentano una tassa sulla salute, una misura iniqua che va contro il principio universalistico e non è conveniente, serve invece intervenire sulla fiscalità generale”.
“La mia posizione politica è che i ticket non dovrebbero esserci: la Regione interviene per cercare di tenere la barca, dopo che il governo Monti ha deciso di ridurre lo stanziamento nazionale sul fondo sanitario”, afferma Serena Spinelli, capogruppo Art.1-Mdp. “Il sistema sanitario pubblico è tale se tiene dentro il sistema anche i ricchi. Bisogna capire come intervenire per fare in modo che su alcune prestazioni il pubblico sia concorrenziale”.
La consigliera Monica Pecori (gruppo misto-Tpt) chiede quanto costerebbe “abolire direttamente i dieci euro per la digitalizzazione”. Dalla digitalizzazione “il gettito è di circa 17milioni l’anno”, spiega Roti.
“I ticket inseriscono problematiche in tema di tutela della salute, non sono equi e sono dannosi, anche noi pensiamo che dovrebbero essere eliminati”, dice Andrea Quartini per il Movimento 5 stelle. “Siamo favorevoli al tavolo tecnico per cercare di superare queste criticità”.
Secondo il vicepresidente segretario della commissione Paolo Bambagioni (Pd), “se è vero che il servizio sanitario pubblico deve tendere a non far fuoriuscire nessuno, è anche da ritenere fisiologica una quota che si affidi al privato capace di garantire il servizio in tempi più rapidi e con pari qualità. La libera concorrenza – aggiunge Bambagioni – può essere uno stimolo a migliorare il nostro sistema sanitario. Ritengo giusto concentrarci sui margini di miglioramento del nostro sistema nell’offerta di prestazioni”.











