
“Quanto successo nelle Marche – spiega il presidente Scaramelli- è un fatto molto grave. Prima ancora della legge serve coscienza e senso di responsabilità verso la comunità a cui apparteniamo. Ed è proprio dai 53mila operatori sanitari toscani che può venire l’esempio. E’ un fatto di coscienza ancora prima che di legge. Chi lavora negli ospedali, a contatto col pubblico, deve tenere conto degli altri e delle conseguenze che una scelta può provocare. È inaccettabile apprendere che un’ostetrica si sia ammalata di morbillo perché non vaccinata e nel contempo abbia messo a rischio la vita di molti neonati. La sfida è di coscienza e di cultura prima ancora che legislativa o normativa. Chi lavora in sanità ha un dovere morale, prima ancora che etico e professionale, di lavorare per gli altri e deve farlo in massima sicurezza. Tanto si è parlato e tanto si parlerà, giustamente, delle vaccinazioni dei nostri figli ma i primi a dare l’esempio e a vaccinarsi siano medici, infermieri, ostetriche, operatori sanitari, insegnanti e operatori scolastici.
Non a caso – conclude Scaramelli – nel testo di legge che avevamo predisposto a livello regionale sul tema delle vaccinazioni avevamo inserito anche queste condizioni. L’auspicio è che il quadro normativo nazionale superi le questioni giuslavoriste e di coperture di bilancio e inserisca anche questi obblighi nella regolamentazione del rapporto di lavoro di un operatore sanitario, come di un insegnante o di un operatore educativo o sociale. Si può vincere la sfida culturale della prevenzione solo come comunità nel suo insieme.”











