
“Si tratta di un batterio – spiega il professor Andrea De Luca, direttore Malattie Infettive Universitarie AOU Senese – che raramente può determinare infezioni gravi nei bambini piccoli o negli adulti immunodepressi ed è meno aggressivo del più noto meningococco di tipo C. La trasmissione avviene attraverso contatto diretto con le secrezioni naso-faringee. La sua contagiosità è limitata; si diffonde maggiormente in autunno e in primavera. Solitamente provoca una malattia simil-influenzale che si risolve in pochi giorni; in limitati casi può invece evolvere in forme invasive come la meningite, la polmonite o l’epiglottite”. La paziente è ricoverata in Rianimazione e la prognosi è riservata.











