Per più motivi il rinnovo dei contratti del pubblico impiego riveste una importanza fondamentale per la vita dei cittadini e per l’economia di un Paese.
Serve innanzi tutto a proteggere il potere di acquisto degli stipendi soprattutto a causa dell’inflazione, riduce il rischio di demotivare i dipendenti rendendo più attrattivo il lavoro, permette di aggiornare l’organizzazione del lavoro attraverso la disciplina della performance e della formazione, rafforza il benessere organizzativo attraverso il welfare integrativo.
Sono solo alcune ragioni per salutare con favore la stagione del Governo Meloni che ha consentito di realizzare 48 rinnovi contrattuali rimasti fermi da anni abbassando, contestualmente, da 20 a 6 mesi il tempo medio di stipula.
In passato molti rinnovi arrivavano con contratti già scaduti da anni con conseguenze negative sui bilanci delle famiglie, sui progetti di vita dei lavoratori fino al punto da rendere difficile trattenere e motivare il personale (si pensi, a tal proposito, ai crescenti licenziamenti dei professionisti della sanità che cercano miglior fortuna nel comparto privato o all’estero).
A tutto ciò si aggiunge la velocizzazione della contrattazione di secondo livello nelle aziende che, integrando il CCNL, serve a venire incontro alle esigenze concrete di un’ente (es. trattamento accessorio, premi di risultato, orari di lavoro, welfare aziendale, flessibilità dell’orario di lavoro). Nel 2025 sono state censite oltre 18.000 intese integrative, numero record che evidenzia mediamente le buone relazioni sindacali nelle amministrazioni. Quello che colpisce in modo favorevole è, in particolare, il fatto che quasi il 65% dei contratti integrativi, ovvero due su tre, sono stati firmati nell’anno di riferimento.
Per portare alcuni esempi degli ultimi rinnovi contrattuali, nel mese di luglio è stato firmato il contratto economico del comparto Istruzione e Ricerca grazie al quale 1,3 milioni di dipendenti otterranno un aumento medio mensile di 138 euro lordi. Se si considerano gli aumenti derivanti dai tre contratti che hanno coperto gli anni dal 2019 al 2027, gli aumenti medi nella scuola superano i 397 euro lordi/mese.
Per le Funzioni Locali, il contratto 2025-27 che riguarda oltre 400.000 dipendenti incrementa la retribuzione media mensile di 152 euro lordi per i comuni e di 141 euro lordi per gli altri enti del comparto.
Dell’1,5 miliardi del nuovo contratto sulla sanità, invece, beneficeranno oltre 592.000 tra infermieri, personale tecnico-sanitario, della riabilitazione, della prevenzione, gli operatori socio-sanitari e il personale amministrativo. L’incremento medio mensile degli stipendi è di 209 euro lordi per il personale del comparto, ma per gli infermieri sale a 240 euro con un incremento superiore all’8% nell’arco del triennio 2025-27.
In una situazione mondiale che crea incertezze quotidiane, occorre riconoscere al Governo in carica di aver rivoluzionato in positivo la gestione e la tempistica dei rinnovi contrattuali limitando i danni che guerre ed instabilità internazionale creano, purtroppo, a gran ritmo. In uno scenario diverso, ci troveremmo oggi, per la prima volta dopo decenni, a considerare competitivi gli attuali stipendi.
Novello Machiarelli












