Il procedimento amministrativo messo in atto per la nomina di Marco Ceccanti a direttore generale della Provincia di Siena contiene zone d’ombra. Non oltre il ragionevole dubbio che si dovrebbe dissipare quando si tratta di atti rilevanti emessi da amministrazioni pubbliche. Questa in sostanza è la risposta del Governo alla interrogazione parlamentare fatta dall’onorevole Francesco Michelotti.
In sintesi, la nomina di Marco Ceccanti a direttore generale non è illegittima, ma ci sono diversi elementi che fanno nascere dubbi sulla piena imparzialità e trasparenza della procedura. Ad avanzare i quali è lo stesso parlamentare in sede di stesura del quesito: “il decreto deliberativo del Presidente (della Provincia Agnese Carletti n.d.r.) n. 76 del 29 ottobre 2025, che ha modificato il piano triennale del fabbisogno del personale introducendo la figura del direttore generale e stabilendone il compenso di euro 135 mila annui, reca il parere tecnico firmato dal dottor Marco Ceccanti in qualità di vice segretario generale”, e ancora: “il Corriere di Siena in data 3 novembre 2025, riporta che il dottor Ceccanti veniva già presentato in una riunione pubblica dal sindaco di Monteriggioni, alla presenza della presidente Carletti, come direttore generale della provincia, suggerendo che la decisione fosse già stata assunta prima della conclusione della procedura selettiva”.
Per il deputato senese: “la reintroduzione della figura del direttore generale in un ente di dimensioni ridotte e con risorse limitate appare anacronistica e sproporzionata, anche per l’aggravio di spesa pubblica, rispetto alle effettive esigenze organizzative”.
La risposta del Governo, giunta per mano del ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, lascia intendere che la vicenda richiede una valutazione approfondita e non considera del tutto convincenti le giustificazioni fornite dalla Provincia. Come dire: “Non possiamo affermare che ci sia stata un’irregolarità certa, ma ci sono diversi elementi che fanno nascere dubbi sulla piena imparzialità e trasparenza della procedura di nomina del Direttore Generale della Provincia di Siena.”
Le criticità significative riguardano la partecipazione di Ceccanti agli atti che hanno creato il posto poi da lui occupato, l’opportunità della sua mancata astensione, la completezza della motivazione della scelta ed alcune incongruenze tra curriculum e decreto di nomina. Quest’ultimo aspetto formale non è di poco conto se si considera che in questi giorni si parla della nomina di Giovanni Malagò che sarebbe illegittima proprio per una questione relativa al possesso di requisiti formali. Si consideri che in un concorso pubblico è del tutto normale che sono i centesimi di punti a determinare i vittoriosi di una selezione.
Immaginare che un candidato non possegga i requisiti formali e che ciononostante l’iter non viene messo in discussione, è qualcosa che stride fortemente con il concetto di “democratico”. Nel decreto istitutivo della selezione si parla di esperienze maturate “in enti dello stesso comparto”. Dal curriculum del Ceccanti emergerebbero soprattutto esperienze svolte nella stessa Provincia di Siena. Per la Provincia tale punto sarebbe superato dal fatto che il candidato ha svolto incarichi anche presso l’Unione delle Province d’Italia. Tuttavia, l’Ispettorato della Funzione Pubblica osserva che tali attività nel curriculum non sono indicate come vere e proprie esperienze lavorative in quanto sono riportate nella sezione residuale dedicata a convegni, seminari e attività analoghe. Per tale motivo la motivazione offerta dal presidente della Provincia Agnese Carletti non dissiperebbe l’incongruenza.
Alla selezione per Direttore generale della Provincia di Siena hanno partecipato 39 candidati, 32 dei quali ammessi al colloquio svolto dalla Carletti stessa. Alla fine, è stato scelto proprio un dirigente interno. Nomina che stando agli atti amministrativi visionati non è illegittima, ma che nelle motivazioni e nell’iter svolto non appare di per sé sufficiente a escludere ogni criticità.











