Nessuno si aspettava dalla giornata di ieri qualcosa di diverso, come pure l’Ad Luigi Lovaglio ammetterà nella conferenza stampa finale: “È andata esattamente come avevamo previsto, esattamente così”. Il solo progetto di Lovaglio di incorporare Mediobanca e acquisire Bpm e Generali, con l’obiettivo industriale di generare ricavi per 9 miliardi l’anno (sono 3,85 mld nel 2025) e utili per 3,5 (nel 2025 sono 2,75), ha di per sé fatto guadagnare agli azionisti Mps ottocento milioni di euro nel solo mese di ottobre, per effetto dell’aggiustamento di prezzo che Intesa è stata costretta a fare (le azioni cash Mps sono passate da 1,00 a 1,25).
L’attuale management del Monte ha generato non solo risanamento, valore patrimoniale ma soldi veri per i soci. In pochi anni la banca è diventata talmente sana da fare offerte di acquisizioni ed essere al tempo stesso appetibile sul mercato finanziario. La fase critica del Monte è un ricordo lontano. Eppure c’è stata e se ne sente l’eco.
Chi accusa il Governo di non aver fatto abbastanza per “aiutare” il progetto Lovaglio ad andare in porto non capisce, o non vuole capire, che se Mps oggi ha il valore che ha è proprio perché la politica non si è messa in mezzo a pilotare l’entrata in porto del progetto. Ciò ha dato valore al piano Lovaglio perché lo ha reso visibile al mercato. La politica che non si è intromessa si è fatta da parte affidando a chi ha le necessarie competenze pieno titolo di agire secondo scienza e coscienza. Così dovrebbe essere ma purtroppo per Siena non sempre così è stato.
Il decennio: 2007-2017 si può definire il peggiore della storia del Monte dei Paschi. L’acquisto di Antonveneta per circa 9 miliardi, una scelta strategica sbagliata. Lo stesso anno serviranno 5 miliardi per aumentare il capitale. Poi la storia dei derivati (Alexandria, Santorini e altri) utilizzati per coprire le perdite dell’operazione Antonveneta. Seguiranno ancora aumenti di capitale per 5 miliardi fino a quando il Tesoro non acquisisce il 68% di Capitale evitando il fallimento di un istituto che vanta cinquecento anni di storia. Secondo le stime di Bankitalia, i crediti deteriorati (soldi dati in prestito e mai restituiti) hanno generato perdite per circa 26 miliardi.
La politica dovrebbe predisporre le condizioni affinché chi ha le competenze possa operare. Quando ciò accade le cose vanno bene. Diversamente, o peggio ancora quando la politica si intromette dettando indirizzi, favorendo cordate o nominando in settori strategici gente non competente, è sempre un disastro.
Fabrizio Camastra












