Non passa giorno, non passa ora senza che il dibattito pubblico sia animato dal tema immigrazione.
E’ un argomento complesso, un fenomeno strutturale che non può essere derubricato ad una discussione da ‘chiacchiere da bar’ o da perenne polemica da social, ma che richiede regole chiare, capacità di gestione e visione nel lungo periodo.
Fondamentale è mantenere un approccio equilibrato in grado di gestire l’immigrazione regolare e contrastare quella irregolare coniugando il rispetto del principio di solidarietà con quello di difesa dei territori e della popolazione.
Anche se nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata sul versante spagnolo oggetto di una vera e propria invasione, il nostro Paese rappresenta la principale porta di ingresso in Europa in particolare lungo la rotta del Mediterraneo.
Al 1° gennaio 2025 una stima della Fondazione ISMU indica in 339.000 i cittadini presenti in Italia in condizioni di irregolarità con una percentuale che secondo fonti governative rappresenta il 5,7% della presenza straniera totale. Gli sbarchi via mare rappresentano un dato diverso dalla presenza irregolare complessiva con un calo progressivo dall’anno 2023 (oltre 157.000 sbarchi) ai primi 7 mesi del 2026 che hanno visto circa 16.500 sbarchi. Il trend in diminuzione fa pensare a politiche governative efficaci soprattutto se si considera che spesso l’UE ci ha lasciato soli nell’affrontare questo problema.
I numeri dell’immigrazione nel nostro Paese restano, comunque, importanti se rapportati al dato più recente per l’UE che indicherebbe nell’anno 2025 in circa 720.000 gli immigrati complessivamente presenti all’interno dell’Unione.
Da un lato i movimenti migratori sono causati da problemi demografici, profonde differenze economiche, instabilità politica, conflitti, dall’altro i Paesi destinatari dei fenomeni migratori soffrono problemi legati alla sicurezza ed alle difficoltà di accoglienza e di integrazione.
Se ben governata l’immigrazione può contribuire a rispondere ad alcuni bisogni reali degli Stati ad economia avanzata. Basti pensare all’invecchiamento della popolazione da cui deriva la carenza di manodopera in settori che altrimenti entrerebbero in crisi (es. agricoltura, manifatturiero, grande industria).
L’immigrazione può anche aiutare i territori che soffrono lo spopolamento, ma questo accade quando esistono percorsi ordinati di ingresso, inclusione linguistica, percorsi di preparazione all’ingresso al lavoro, di comprensione ed accettazione del contesto socio-culturale e di integrazione.
Accanto alle opportunità, esistono criticità che non vanno minimizzate.
L’immigrazione irregolare, se non governata, è causa di sfruttamento, lavoro nero, marginalità, conflitti sociali e reati.
Nel 2024 il Viminale ha registrato oltre 822.000 persone complessivamente arrestate e denunciate. Quelle di cittadinanza straniera erano il 34,72% ossia circa 286.000 persone. La quota è particolarmente elevate per alcuni reati come furti e rapine, ma anche per violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione e reati per materia di stupefacenti.
Nelle città e nei territori, la carenza o la mancanza di strumenti adeguati di controllo può mettere sotto pressione i sistemi di accoglienza, i servizi sanitari, la scuola, la sicurezza, tutto il sistema su cui viene regolata la vita sociale.
Tutto ciò impatta negativamente sulla coesione sociale: quando i cittadini hanno la sensazione che le regole non esistano o siano carenti ed i fenomeni non siano governati, crescono le tensioni sociali e viene minata la stessa democrazia di cui una manifestazione è la rinuncia all’esercizio del diritto di voto.
Per queste ragioni, la gestione dei processi migratori deve unire fermezza e legalità, ma anche cooperazione internazionale, capacità di prevenzione e di gestione amministrativa.
Cosa dobbiamo, quindi, aspettarci da una politica seria? Innanzi tutto una netta distinzione tra immigrazione regolare e irregolare, ma anche una distribuzione più equa di responsabilità ed oneri tra gli Stati europei. Siamo stati abituati a pensare che gli Sti Uniti d’America rappresentino i più strenui difensori della democrazia occidentale, ma c’è chi oggi ha insinuato più di un dubbio. Pertanto, sarebbe fondamentale l’acquisizione di un ruolo centrale da parte dell’Europa che, però, fatica tanto anche per la mancanza in molti Paesi di una leadership capace e riconosciuta.
Una politica seria dovrebbe anche pensare a come rafforzare i canali legali di ingresso, contrastare il traffico di esseri umani, combattere il caporalato, collegare l’immigrazione a politiche demografiche, sociali e del lavoro.
In conclusione: non serve una retorica dell’ ‘’accogliere tutti’’ o del ‘’respingere tutti’’, ma un governo ordinato del fenomeno da parte del mondo occidentale che tenga insieme umanità, legalità, sicurezza e interesse pubblico. La soluzione non sta negli spot di sinistra o dell’estrema destra per accaparrarsi l’elettorato, non risiede nelle azioni di singoli Stati, ma nella unione di intenti e di azioni della comunità occidentale, di una Unione Europa disegnata sulle cartine e rappresentata in una bandiera, ma poco, troppo poco, efficiente ed efficace.
Novello Machiarelli












