Un fine settimana ricchissimo quello proposto dal calendario Discipline(s) al Teatro Politeama di Poggibonsi che prevede due spettacoli, diversi nel loro genere, ma caratterizzati entrambi, oltre che dal tema di estremo interesse, anche da presenze di eccezione.
Il primo, che verrà replicato in due serate, venerdì 6 novembre e sabato 7 (ore 21, Sala Set), è “I Persiani di Eschilo – La tragedia più antica del mondo”, interpretato da Silvio Castiglioni, uno degli attori che hanno fatto la storia del teatro italiano, per la produzione di Celesterosa e I Sacchi di Sabbia, e il sostegno delle Regioni Emilia Romagna e Toscana, del Comune di Cattolica e del Ministero della Cultura.
Il secondo, un appuntamento della rassegna Teatro Gourmet, si terrà domenica 8 novembre (ore 18, Sala Set). Protagonisti e autori di “A Tavola con Dio – Una lezione spettacolo sul cibo e le religioni” sono il giornalista enogastronomico Leonardo Romanelli e il parroco fiorentino Andrea Bigalli, coadiuvati dalla voce narrante di Dimitri Frosali.
La conoscenza dei poggibonsesi con Silvio Castiglioni risale addirittura alla fine degli anni ’70 quando, giovanissimo, si esibì nella rassegna di teatro di strada “La porta sulle nuvole” (1978). Castiglioni è tra i fondatori, con Sisto Dalla Palma, del Crt-Centro di Ricerca per il Teatro di Milano nel cui ambito matura le prime esperienze formative incontrando prima Peter Schumann e il suo Bread and Puppet e poi l’Odin Teatret di Eugenio Barba. In seguito, con alcuni compagni di studi, costituisce il Teatro di Ventura, gruppo di punta del cosiddetto terzo teatro. Concluse queste esperienze, Castiglioni inizia un percorso che lo porta a realizzare alcuni spettacoli dedicati a bambini e ragazzi (Alice…Alice e Arlecchino in paradiso), e a condurre le prime significative esperienze come formatore in Italia e all’estero (laboratori sulla Commedia dell’Arte a Utrecht e Karlsruhe). Nel 1988 il decisivo incontro con l’autore e regista di cinema cileno Raùl Ruiz. Nell’autunno del 1993 Leo de Berardinis, nominato direttore artistico del Festival di Santarcangelo, offre a Castiglioni l’incarico di condirettore. A oggi la creatività e la versatilità di Silvio Castiglioni, insieme alle attività di ricerca e di sperimentazione in ambito teatrale, non si sono ancora esaurite.
I Persiani di Eschilo va in scena nel 472 a.C. ad Atene, dopo appena otto anni dalla guerra combattuta dagli Ateniesi contro l’esercito di Serse che ha invaso l’Attica e distrutto la città. Alla fine gli Ateniesi avevano annientato l’aggressore nella battaglia navale di Salamina, ma le ferite di quell’attacco recente erano ancora aperte e ben visibili a tutti. Eschilo – che secondo i racconti antichi aveva combattuto a Salamina – abbandona ogni trionfalismo e ambienta la vicenda a Susa, la capitale persiana. Gli anziani cittadini rimasti e la madre del re sono in preda all’angoscia perché l’esercito è ancora lontano in guerra e non se ne sa niente. E quando finalmente, dopo l’arrivo della notizia della catastrofe che ha travolto i Persiani, compare in scena Serse, il Gran Re, di ritorno a Susa dalla disastrosa spedizione in Grecia, Eschilo lo presenta agli Ateniesi come un reduce miserevole, degno di pietà. Per un’epoca come la nostra, che ci vede così poco capaci di mettersi nei panni altrui, questo cambio di prospettiva è a dir poco sorprendente.
Silvio Castiglioni e I Sacchi di Sabbia ambientano la tragedia più antica del mondo in un rarefatto “teatro di oggetti”, che sembra uscito dalle tele di De Chirico. I versi di Eschilo, tradotti da Francesco Morosi, recitati dalla voce di Marina Mulopulos, si posano su volumi metafisici, mute pedine mosse dall’attore su un tavolo-palcoscenico, unico elemento scenografico. Ne nasce una miniatura, che ci restituisce un Eschilo in purezza in cui riecheggiano più forti che mai i suoi antichi inviti: primo tra tutti considerare l’altro, anche quando è il nemico, come una parte di noi stessi.
La novità di questo spettacolo è costituita anche dalla partecipazione di alcuni giovani del posto che interpreteranno il Coro della tragedia. Nella serata di venerdì il ruolo sarà di alcune studentesse del liceo Alessandro Volta, in quella di sabato spetterà ad alcuni attori di Teatro Riflesso. Il sound designer è Gianmaria Gamberini, la canzone finale è cantata da Simone Bettin.
Domenica 8 novembre (ore 18, Sala Set) “A tavola con Dio – Una lezione spettacolo sul cibo e le religioni” vede don Andrea Bigalli e Leonardo Romanelli affrontare insieme un argomento che caratterizza il mondo delle religioni, tra aneddoti, curiosità, cibi proibiti e usanze che rimangono sempre attuali.
Cosa avrà fatto il maiale di così grave per essere bandito dalle tavole di molti popoli, che per convinzioni religiose non lo consumano? E che da questa carenza sia nata la possibilità di fare salumi con l’oca? E poi non mangiare la mucca, l’idea del veganismo e del vegetarianismo, sono tutti argomenti che don Andrea Bigalli e Leonardo Romanelli affronteranno durante una chiacchierata spettacolo durante la quale ripercorrono usanze tradizioni, precetti delle varie religioni. Anche il vino avrà il suo spazio, poiché ritenuto prodotto sacrale in alcuni credo e bevanda da non poter assumere in altri.
Andrea Bigalli, parroco della diocesi di Firenze a Sant’Andrea in Percussina, San Casciano Val di Pesa, è docente all’istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana, socio dell’Associazione Teologica Italiana, impegnato nell’associazione Libera. Giornalista pubblicista e critico cinematografico, interviene ogni sabato su Radio Toscana. Leonardo Romanelli, ha invece un lavoro difficile da descrivere, visto che ne racchiude tanti: deciso da tempo di voler fare il moderno Anton Ego, critico gastronomico modello “Ratatouille”, da sempre si occupa anche del vino, con insana passione per le arti, da quella dell’insegnamento a quella del teatro con incursioni musicali e televisive.
Info e biglietti su www.politeama.eu












