Venerdì 30 ottobre, studenti e lavoratori hanno sfilato per le vie del centro storico di Siena, in risposta allo sciopero indetto a livello nazionale dall’Unione Sindacale di Base (USB), insieme a Cobas, Rete senese contro il riarmo, Comitato AmpugnaNO, Comitato Palestina Siena e altre associazioni. Il corteo è partito in mattinata dal terminal bus di Pescaia e ha attraversato il centro storico fino a raggiungere la zona del Duomo. La mobilitazione è stata pacifica, la protesta rivolta contro il carovita, la precarietà, i bassi salari, le spese militari e le politiche di riarmo.
Il posto dei giovani è nelle piazze, devono farsi sentire, ma in maniera pacifica e non violenta, ha sostanzialmente esortato i giovani l’arcivescovo di Siena il cardinale Augusto Paolo Lojudice, ieri alla presentazione del libro “Disarmata e disarmante. La pace è un dono” (antologia degli interventi di Papa Leone XIV sul tema della pace, a cura di Alessandro Banfi) presso il Palazzo arcivescovile, insieme al rettore Tomaso Montanari.
Molte piazze d’Italia ieri hanno visto sfilare giovani e lavoratori richiamati dallo sciopero generale della Cgil. Le manifestazioni sono state pacifiche, per quanto tensioni con le forze dell’ordine sono state registrate a Torino, Milano e Roma a seguito delle provocazione degli antagonisti dei centri sociali. Nulla rispetto alle immagini di devastazioni del 17 ottobre con i maranza a spaccare vetrine in centro a Milano. Agli scontri durante la manifestazione contro la Tav in Val di Susa di luglio. L’assalto della stazione centrale di Milano dei manifestanti Propal. Gli scontri di Torino del dicembre scorso a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna.
Le piazze bruciano in mezza Europa. Devastazioni e saccheggi sono stati registrati a Barcellona, con vetrine sfondate, incendi e barricate nel centro della città catalana. La mobilitazione nata sui social si ispirava alle proteste studentesche francesi. Una novità per la Spagna che vede cortei di proteste pacifiche massicciamente partecipate, contro il carovita e le politiche del governo, dove da molti mesi giovani studenti e anziani presidiano le piazze delle città più importanti. La Francia manco a dirlo oramai fa registrare un clima da guerra civile più che da rivoluzione. A Parigi le devastazioni sono imputate ai figli degli immigrati in larga scala magrebini, mussulmani, seconda e terza generazione di giovani nati in Francia che si sentono sballottolati tra cultura araba e cultura occidentale, senza una precisa identità e posto nel mondo. Qua il tema non è il carovita, progresso o conservazione, ma solo distruzione, violenza, prevaricazione dell’ordine. E dire che i francesi non hanno manco fatto i sacrifici cui siamo stati chiamati noi italiani, uno su tutti l’allungamento dell’età pensionabile. In Francia si va in pensione ancora a sessant’anni. Macron ci ha provato a introdurre la riforma ma il popolo ha duramente protestato e la riforma è stata bocciata. Ma le proteste in difesa della previdenza sociale di favore furono niente rispetto a quelle di oggi.
In Serbia i giovani nelle piazze hanno protestato a lungo pacificamente e le recenti elezioni che hanno visto la sconfitta di Vučić, dopo dodici anni di governo, sono state messe in relazione con le manifestazioni pacifiche. Cosa succede? È in atto uno scontro tra modelli di democrazie in Europa. La democrazie consensuale, segnata dalla presenza di élites propense all’accordo e al compromesso, modello sul quale è nata e si mantiene l’ UE, contrasta sempre più con il modello di democrazia centrifuga tipica di Italia, Francia, Germania, dove troviamo politica frammentata e gruppi di élites in conflitto tra loro. Ci sono risposte alle istanze di base che i governi, siano essi rossi, bianchi o neri, non riescono a dare perché ingessati da un modello democratico superiore che le istanze di base manco le riceve.
Presi singolarmente i popoli europei non vogliono il riarmo e i giovani vanno in piazza a protestare. I governanti possono anche stare dalla loro parte, ma poi sono costretti ad accettare il fatto che nel bilancio devono inserire la spesa in proporzione al Pil come imposto dalla UE, per non essere sanzionati. In Italia stiamo spendendo molti soldi per contrastare la guerra cibernetica, contro gli attacchi hacker sempre più pericolosi e ricorrenti, il governo imputa tali spese al riarmo. Ma prima o poi dovremo iniziare a fare i conti con gli ispettori comunitari che ci imporranno di acquistare armi e munizioni. Ciò avverrà quando le élite europee in accordo tra loro decideranno che ciò va fatto.
Le piazze violente acuiscono questo sistema di divergenze di modelli democratici, tra livello comunitario consensuale e nazionali centrifughe. Le élite di livello europee spingono affinché ciò venga dissipato, perché a prevalere sia il livello dí sovrastruttura comunitario. Ciò può avvenire attraverso un irrigidimento del sistema di risoluzione del conflitto tra governanti e governati, che nelle democrazie centrifughe è affidato alla politica. Oppure per mezzo di un definitivo approdo ad una forma democratica depoliticizzata. Come quella americana.
Fabrizio Camastra












