Doveva essere una riunione molto partecipata, sui social il richiamo di Arci e Cgil è stato serrato. Alla fine i partecipanti sono stati circa una sessantina. Il contratto con il quale il Demanio ha concesso per sei anni la sede ai Due Ponti scade il 27 febbraio 2027, contiene una clausola rescissoria che prevede la cessazione anticipata.
Il Demanio chiede di applicarla, tre mesi prima della scadenza per far fronte alle impellenti esigenze della Questura che deve trovare una sede per l’Ufficio Immigrazione. L’inverno non è proprio alle porte ma comunque ce lo abbiamo davanti, pretendere che gli stranieri che a vario titolo devono relazionarsi con l’Immigrazione, debbano fare molte ore lungo un marciapiede che non è un marciapiede, in via delle Sperandie, non è consono alla dignità umana. Su questo siamo tutti d’accordo, spero. Anche perché nelle file che si creano ci sono bambini (spesso), donne (spessissimo) e talvolta anziani. Le ore di attesa sono tante e qualche volta sono costretti a ritornare. Provate a mettervi nei loro panni, immaginate le esigenze minime che possono avere, di sedersi, andare in bagno, ripararsi dal vento, dal freddo dalla pioggia.
Poi ci sono le condizioni dei funzionari dell’ufficio, fuori da ogni grazia di Dio riguardo le norme sulla sicurezza. Roba che se un privato imprenditore o professionista avesse i locali nelle stesse condizioni verrebbe fatto chiudere in quattro e quattro otto. Il ministero degli Interni tra le (poche) ipotesi prospettate ha individuato nell’edificio ai Due Ponti, dove c’è attualmente il circolo Arci gestito dai pensionati, dí proprietà del Demanio, la sede ideale. Vista l’urgenza e le vacche magre, perché per renderlo funzionale non costa molto e quindi ottimo.
L’edificio della Provincia di Viale Sardegna proposto dalla presidente Agnese Carletti è stato escluso dalle ipotesi, perché costa molto metterlo in regola. Analoga valutazione venne data dalla Regione qualche anno fa quando le fu proposto di prenderlo per le esigenze dell’Asl. Nonostante i dieci milioni spesi dall’ente di piazza Duomo, quel bene rimane incompiuto.
L’Arci di andarsene dai Due Ponti non ci sta, promette battaglia, resistenza “contro lo sgombero”. Non c’è nessuno sgombero, solo un contratto da rispettare, contratto sul quale la Magistratura dovrebbe porvi attenzione per capire perché è stato possibile al Demanio redigere per le finalità cui effettivamente vengono svolte. Ci sono regole precise, che impongono domande specifiche: c’è stato un bando? Un avviso pubblico? Alla base di una concessione, a qualsiasi titolo si voglia ci sono leggi, come il Codice sugli Appalti e principi che il Demanio deve rispettare: concorrenza, non discriminazione, trasparenza, pubblicità.
Vale anche se il bene fosse di “scarso” valore, lo dice la Corte UE 2023. In caso di contratto la durata massima che per legge il Demanio può concedere è di sei anni per usi normali, e fino a cinquant’anni anni solo per enti pubblici o investimenti importanti. I rinnovi automatici e le sub-concessioni sono vietati dalla legge. Figuriamoci le occupazioni, con buona pace del Tressette.
Fabrizio Camastra












