
“Le imprese piccole, medie, grandi, cooperative, multinazionali fanno fatturati di centinaia di milioni di euro con gli appalti pubblici di servizi, – spiegano i sindacati – ma non vogliono riconoscere aumenti di stipendio e conferma dei diritti alle lavoratrici e ai lavoratori delle pulizie, servizi integrati e multiservizi. Nessuna ripresa dei negoziati per il rinnovo del contratto nazionale scaduto da oltre 7 anni, dalle associazioni imprenditoriali solo parole false.
Gli addetti dei servizi in appalto di pulizia e sanificazione svolgono un ruolo ritenuto essenziale per il contenimento del contagio nei presidi ospedalieri, nelle Rsa, nelle case di cura, nelle scuole, nelle università, nei tribunali, nelle fabbriche e negli uffici pubblici e privati, – sottolineano le organizzazioni sindacali – esponendosi in prima linea per garantire l’accessibilità dei luoghi che senza la loro opera, non sarebbe possibile. Puntiamo il dito contro il dietrofront delle rappresentanze datoriali del settore che opera prevalentemente negli appalti pubblici. Tutto questo nonostante molte imprese, con la pandemia, abbiano incrementato in modo consistente lavoro e fatturato, continuando a sfruttare il senso di responsabilità, il grande impegno, i sacrifici, la professionalità e la dedizione di centinaia di migliaia di lavoratori, per il 70% donne, con salari esigui, orari spesso ridotti, carichi di lavoro pesanti e condizioni di lavoro difficili in molte realtà.
In questo scenario è inaccettabile – concludono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti – che si continui a impedire il rinnovo del contratto nazionale, che finora ha permesso a molte imprese ‘risparmi’ milionari, scaturiti da 7 anni e mezzo di mancati adeguamenti delle retribuzioni dei lavoratori. L’emergenza pandemica ha evidenziato l’importanza del lavoro di questi lavoratori definiti cavalieri ed eroi, ma che non hanno bisogno di titoli ma del giusto riconoscimento del lavoro prestato e di maggiori diritti e tutele con il rinnovo del contratto nazionale”.











