
L’appello è al prossimo presidente della Toscana: “Serve un passo coraggioso verso un’attenzione al verde che ci avvicini ai livelli europei, dove il turn over delle piante sia costante, almeno al 2% annuo, e dove sia ben riconosciuto il momento in cui la pianta raggiunge la senescenza e non è più in grado di interagire con l’ambiente. Una pianta, infatti, è stabile e sana se ha uno sviluppo corretto nei suoi primi anni di vita, se ci sono delle carenze post trapianto avremo piante che rischiano in futuro di divenire pericolose e non funzionali. Servono logiche che guardano al futuro, senza populismi e demagogie troppo facili”.
I cambiamenti climatici, con sbalzi repentini e fenomeni sempre più violenti impongono “una cambio radicale nella programmazione, con studi fatti da specialisti e università per trovare specie botaniche più adeguate, resilienti e performanti. Noi – continua Mati – siamo fermi al verde pubblico di 35 anni fa, viviamo di rendita e non pensiamo minimamente a quello che lasceremo ai nostri nipoti.”
Oggi assistiamo troppo frequentemente “ad uno spreco consistente di denaro pubblico per una gestione sbagliata del verde, senza perseguire il risultato, con pratiche spesso non adeguate alla situazione attuale ma basate su logiche vecchie, con manutenzioni irregolari, poco utili. Non possiamo risparmiare a oltranza in un settore strategico per la qualità della vita nelle città”.










