
L’Università di Siena aderisce con una propria iniziativa che vuole sottolineare, in un confronto con le più rilevanti esperienze europee, il ruolo strategico svolto dalla ricerca e dall’alta formazione quali motori dell’innovazione, dello sviluppo e della competitività.
Alle ore 15, presso l’aula magna storica del Rettorato, si svolgerà un incontro pubblico dal titolo “Dal futuro dell’Università passa il futuro dell’Italia. Esperienze internazionali a confronto”.
L’incontro e il dibattito intendono mostrare quanto viene fatto in tema di innovazione, competitività scientifica e alta formazione, nonostante il trascorrere di anni di radicali tagli di risorse finanziarie, e quanto potrebbe e dovrebbe essere fatto per allineare il sistema italiano con quello dei principali concorrenti europei.
Il rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni farà un introduzione dei lavori e spiegherà il senso e gli scopi dell’iniziativa nazionale. In seguito il professor Claudio Rossi parlerà delle università in una prospettiva internazionale, e sarà seguito da testimonianze dirette di docenti, ricercatori e studenti che confronteranno la propria esperienza con quella dei colleghi di altri paesi. Infine, rappresentanti politici e istituzionali terranno una tavola rotonda sul ruolo dell’università per lo sviluppo del territorio: interverranno Simone Bezzini, Susanna Cenni, Luigi Dallai, Massimo Guasconi, Andrea Paolini, Bruno Valentini, Davide Usai, con il coordinamento dei professori Ranuccio Nuti e Roberto Di Pietra.
“L’importanza dell’Università nei processi di cambiamento non può essere ribadita continuamente, né il sostegno a tale processo può essere affidato alle sole capacità creative degli Atenei e delle loro rispettive comunità – scrivono i promotori dell’iniziativa senese – ma richiede una forte attitudine all’investimento di crescenti risorse, coerentemente con quanto già avviene in altri Paesi (europei e extra-europei). Il confronto con il contesto internazionale mostra chiaramente quanto si può e si deve fare per dare un’accelerazione più marcata alla crescita non solo economica e per cambiare radicalmente direzione alle politiche finora seguite in tema di Università e ricerca”.
“Dal 2008 – chiarisce una nota della CRUI – il sistema universitario italiano è soggetto a tagli lineari e progressivi delle risorse. Una scelta politica trasversale che, in coincidenza con la drammatica crisi globale e l’adozione di una radicale riforma organizzativa, si è tradotta nella perdita di oltre 10.000 posizioni di ruolo solo tra quelle per docenti e ricercatori, ovvero tagli superiori al 13% del totale quando la media nel settore pubblico è stata ad oggi del 5%.
Ma non solo. I tagli continui al fondo di finanziamento ordinario, l’assenza di un convinto investimento pubblico e privato nella ricerca e nell’alta formazione universitaria hanno determinato l’impossibilità di avviare nuovi percorsi di ricerca e di alta formazione, di investire in servizi e attività per gli studenti e nell’internazionalizzazione, di valorizzare il contributo della struttura tecnica e amministrativa. Ma soprattutto hanno significato l’impossibilità di reclutare studiosi giovani e meritevoli. Ciò nonostante, il valore e la competitività scientifica delle nostre università è rimasta forte. E uniche tra le amministrazioni pubbliche le università sono finanziate sulla base dei costi standard e degli esiti delle valutazioni scientifiche. La società e l’opinione pubblica di tutto questo sanno poco. Non esiste sufficiente consapevolezza del valore, per il Paese, delle sue Università, anche rispetto al confronto internazionale, nonché del rischio di mettere, seriamente e definitivamente, in crisi un sistema che, nonostante tutto, continua a funzionare.”











