L’autorizzazione della Bce a Intesa Sanpaolo ad acquisire il controllo diretto di Monte dei Paschi di Siena rimuove uno dei principali ostacoli regolamentari all’operazione, che ora dovrà superare gli ulteriori passaggi previsti dall’iter dell’offerta, incluso il deposito del prospetto in Consob.
Ieri Intesa Sanpaolo aveva ottenuto dalla Banca d’Italia l’autorizzazione preventiva alle acquisizioni indirette di controllo in Monte Paschi Fiduciaria, Spafid, Mbps Leasing, Mbcredit Solutions, Mbfacta e Mediobanca Sgr. Il provvedimento copre anche l’acquisto di partecipazioni indirette qualificate in Fidi Toscana e nelle società di gestione del risparmio del gruppo Generali.
Il via libera di Bce e Banca d’italia dissipa le nebbie levatesi attorno all’Opas di Intesa nelle scorse settimane. L’assemblea dei soci di Mps di domani resta cruciale solo se vi fossero sorprese dell’ultima ora, perché se le posizioni di Delfin (17,6%), Caltagirone (13,5%), Edizione (1,45%) restano quelle annunciate, il capitale favorevole a Intesa supera un terzo mentre al piano Lovaglio per passare occorrono i voti favorevoli dei due terzi dei presenti in assemblea.
Fossero stati i tempi del Groviglio armonioso ci si sarebbe potuti aspettare la qualunque, per dirla alla senese, ma oggi le camere caritatis sono mute, sulle lastre al massimo si sussurra il nome di Coppini della Fondazione che ha rotto il canape. Il quale, con l’inatteso annuncio di sostenere l’Opas di Intesa, ha ridestato il comune sentimento di appartenenza alle questioni della banca, catalizzando il discorso pubblico, divenuto una questione di senesità.
Coppini probabilmente, oltre che irruento è stato cruento nell’annunciare la nudità del Re a fronte delle posizioni manifestate dei maggiori soci di Mps. Una presa d’atto giudicata nel metodo una corsa in avanti. Del resto con lo zero virgola delle quote Mps non si può certo pretendere che la Fondazione sia azionista di riferimento, quindi perché ficcarsi in questioni di merito. Ciononostante Coppini insiste, parla di una città “arroccata” su posizioni che definisce “indifendibili” e ha invitato Siena ad aprirsi al futuro. Il suo argomento è che la Fondazione ha un peso ormai minimo: è nata con il 90% del capitale della banca e adesso ha lo 0,20%. Per lui, quindi, difendere l’autonomia di Mps a tutti i costi non è realistico. Invita ad essere senesi “con intelligenza”, significa guardare agli interessi concreti del territorio, anche accettando un’offerta esterna, invece di difendere una posizione di principi.
Non è tradimento, al massimo è pragmatismo. Il peccato che commette il presidente della Fondazione è quello di accantonare il sentimento nel momento cruciale. Forse per questo egli ricorda che da capitano dell’Onda ha vinto due volte il Palio, per rivendicare la sua sfera passionale, la senesità ce l’ha dentro, la capisce e gli appartiene, ma è tempo di muoversi di conseguenza alla nudità del Re.
Ci sono partite importanti dell’Opas di Intesa, e garanzie eventuali da concretizzare. Intesa ha prospettato in caso di successo dell’offerta un polo tecnologico a Siena, una nuova direzione commerciale e strutture centrali del gruppo. La senesità intelligente forse sta nel tenere a bada la sfera emotiva perché l’identità di Siena e il suo legame con il Monte sono interessi concreti da tutelare prima ancora che vessilli passionali.
Più che un passaggio dal cuore alla ragione, a Siena è in atto uno scontro tra due letture dell’interesse collettivo: tutelarlo difendendo la banca com’è, oppure negoziando il meglio possibile con chi la acquisirebbe.
Fabrizio Camastra












