
Il piano prevede un incremento di 193 posti letto per raggiungere la dotazione prevista di 536 posti letto complessivi di terapia intensiva; l’individuazione di ulteriore possibilità di espansione di posti letto di terapia intensiva in spazi dismessi, riattivabili in caso di emergenza; l’adeguamento di 262 posti letto di degenza ordinaria per consentirne l’utilizzo come posti letto sub intensivi e nel 50% come intensivi.
“In linea con gli indirizzi nazionali e per fare fronte ai bisogni emergenti si è reso necessario definire la distribuzione di nuovi posti letto aggiuntivi – spiega Saccardi -. L’epidemia in corso ha comportato una complessiva riorganizzazione dell’offerta assistenziale con l’attivazione di nuovi percorsi, finalizzati alla gestione dei pazienti Covid-19, ma anche investimenti strutturali, impiantistici e tecnologici, un patrimonio di competenze da non disperdere, una riprogrammazione della rete ospedaliera e la messa a punto di un modello di risposta Coronavirus: 2 nuovi casi, 1 decesso, 20 guarigioni http://w3.webrt.it/bRRuDregionale alle maxiemergenze. Nel fare questo abbiamo definito le opportune linee di indirizzo e predisposto, in modo strutturato, un piano di riordino della rete ospedaliera in emergenza”.
Nel piano (che risponde a quanto richiesto dal Decreto legge 34/2020) vengono definite anche le modalità per individuare i posti letto in terapia intensiva, per riconvertire i posti letto ordinari in semi intensivi, per adeguare il pronto soccorso e incrementare le dotazioni dei mezzi di trasporto per il trasferimento dei pazienti Covid 19. Per ogni intervento è previsto uno specifico cronoprogramma, mentre il coordinamento complessivo delle progettualità aziendali è assicurato a livello regionale. Il nuovo modello organizzativo individua anche una quota di ospedali nei quali prevedere la possibilità di creare percorsi misti Covid-non Covid, in modo da assicurare tutti i livelli di intensità assistenziale necessari.
“La rimodulazione dell’offerta ospedaliera consente di definire una quota di ospedali della rete come potenziale risposta all’epidemia, ma senza individuare ospedali dedicati – aggiunge Saccardi – riteniamo che questo modello possa consentire una maggiore flessibilità in relazione alle diverse tipologie possibili di eventi catastrofici, integrandosi con la rete dell’emergenza territoriale e le reti tempo dipendenti, in particolare con la rete per il trauma maggiore. In questo modo – conclude Saccardi – all’interno della rete ospedaliera ordinaria, siamo in grado di poter sviluppare una risposta in rete per le maxiemergenze, e definire i possibili apporti che, all’occorrenza, i diversi ospedali possono essere chiamati a offrire”.











