
Si susseguono sul palcoscenico le gesta maldestre ed esilaranti dei ladri improvvisati, resi celebri da un cast irripetibile (con Gassman, Mastroianni, Totò, Claudia Cardinale). L’adattamento teatrale, curato da Antonio Grosso e Pierpaolo Piciarelli, evoca l’Italia povera ma bella di un dopoguerra vitale, rimanendo fedele alla sceneggiatura originale della pellicola e proponendo comunque nuove soluzioni nella scrittura e nella regia.
Tra le produzioni teatrali più attese dell’anno, questa versione de I soliti ignoti si articola su una scenografia (firmata da Luigi Ferrigno) dove campeggia una strada degli anni ’50, perché vengono dalla strada e sulla strada s’ingegnano a vivere i ladruncoli maldestri protagonisti della storia, così come tutti gli esseri umani di quell’epoca della storia italiana.
La vicenda si svolge tra i diversi ambienti ricreati sulla ribalta: l’appartamentino sempre chiuso da svaligiare, il cortile del carcere, i cunicoli attraverso i quali la banda persegue il furto, arrivando a sfondare il muro che, com’è noto, si rivelerà il muro sbagliato.
Una compagnia brillante di interpreti, guidata da Vinicio Marchioni, Massimo De Santis e Augusto Fornaciari evidenzia la simpatia e la tenerezza dei personaggi, tipici italiani del nord e del sud, attraverso una serie di gag tanto divertenti, quanto emotivamente coinvolgenti. I ruoli femminili sono affidati a Marilena Annibali, mentre completano il cast Salvatore Caruso, Vito Facciola, Antonio Grosso e Ivano Schiavi. Le musiche originali sono state concepite dal noto cantautore Pino Marino per interagire con la drammaturgia e la recitazione.
Vinicio Marchioni, assurto alla popolarità grazie alla serie tv “Romanzo criminale”, è attore e regista che ha lavorato con celebrità quali Woody Allen e Dustin Hoffmann; dopo i successi del suo precedente impegno teatrale, si confrontarsi con un’opera di riferimento per la cultura e la società novecentesca: “Sentivo la necessità di ridere – spiega Marchioni – sia per il pubblico che per me. I personaggi di quell’Italia, nonostante la miseria, erano pieni di grazia. Mi fa piacere ricordare come eravamo. Oggi ci sono tanta aggressività e odio, perché abbiamo perso quell’ingenuità e forse anche la voglia di prenderci in giro. Il mio augurio è di recuperare quell’arte di arrangiarsi e amare i tratti migliori del nostro essere italiani.”
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