
“Finanziamenti che hanno reso possibile quell’assunzione del rischio caratteristica degli investimenti in innovazione – prosegue Paolini – e lo sviluppo di proficue collaborazioni tra le diverse realtà, sia pubbliche che private. Inoltre, alcuni dei progetti realizzati hanno fatto da catalizzatori dell’attenzione di grossi investitori, anche stranieri, o dato vita alla realizzazione di vere e proprie facilities e piattaforme tecnologiche. Infine – conclude Paolini – hanno consentito di attrarre ulteriori finanziamenti nazionali e europei vista l’eccellenza dei progetti nati sul territorio. È il caso di start-up come Vismederi ed Exosomics ma anche di realtà più strutturate come GSK, Kedrion e Philogen.”
Qualche numero: nell’ambito delle scienze della vita, dal 2007 sono stati finanziati con 8 milioni e 738 mila euro circa dieci progetti di sette aziende, da vaccini per il tifo o la salmonella destinati ai paesi in via di sviluppo alle nanoparticelle contro i tumori, da studi sulla fibrosi cistica fino ad antimicrobici per infezioni batteriche gravi. Grazie ai fondi europei è anche stato sviluppato un farmaco, il Dekavil, contro l’artrite reumatoide.
Non solo ricerca ma anche formazione “ad alta specializzazione tecnologica” per rispondere alle esigenze di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche nell’ambito delle life sciences: i corsi di formazione post diploma, promossi dalla Fondazione ITS Vita, hanno ricevuto 1 milione e 488 mila euro grazie al Fondo sociale europeo (tra quelli già conclusi e ancora attivi) mentre altri 891 mila euro si aggiungeranno per i corsi in partenza da qui al 2019.











