
Durante il convegno sono state affrontate le problematiche del settore olivicolo nazionale, con particolare riferimento all’olivicoltura toscana e senese. Nell’atrio della Fortezza della cittadina poliziana si è tenuta l’esposizione e Banco d’assaggio degli oli DOP Terre di Siena.
La media ‘storica’ di produzione di olio Dop Terre di Siena è stata negli anni passati di 40mila litri all’anno di prodotto certificato, almeno fino al 2014, ovvero, prima degli ultimi anni caratterizzati da mosca delle olive (2014), siccità (2017) e gelate (fine inverno 2018). Nel 2017 la produzione di Dop Terre di Siena è stata di 20mila litri annui, ovvero la metà della media.
«Il fenomeno dell’abbandono degli oliveti – commenta il presidente del Consorzio Dop Terre di Siena Avisiano Maccari -, preoccupa dal punto di vista economico ma anche da quello paesaggistico, che causa la perdita degli impianti di olivi e quindi delle caratteristiche del nostro territorio, che hanno reso famosa la Toscana nel mondo».
Una situazione che provoca anche la perdita di valori economici e sociali: le diminuite produzioni – sottolinea il Consorzio – mettono in crisi anche le strutture di trasformazione, oleifici, che hanno sempre meno prodotto, con ricadute sui posti di lavoro non indifferenti e con la perdita di tradizioni e valori culturali.
«Il Consorzio – spiega il direttore Marco Castellani – sta portando avanti strategie che diano nuove redditività alla coltura dando sempre maggiore valore al prodotto. Vogliamo insomma un prodotto sempre più di qualità e che possa essere remunerato con il giusto valore. Consumare un olio del nostro territorio, significa qualità e garanzia per il consumatore, una risposta anche alla globalizzazione e alle importazioni indiscriminate. Da superare anche il problema della frammentarietà della produzione: una chiave di volta – precisa Castellani – bisogna sempre più concentrare i lotti di produzione e fare massa critica per entrare nei mercati più lontani e più complessi, dove però servono i numeri».
«E’ necessario – conclude il presidente Maccari – la sensibilizzazione delle istituzioni e degli amministratori. Se il produttore riesce a piazzare sul mercato un prodotto di eccellenza ad un prezzo remunerativo, è possibile innescare un meccanismo virtuoso positivo, in grado di invertire la tendenza».











