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TOSCANA

Più risorse dalla Regione contro la violenza sulle donne

5 Agosto 20165 Mins Read
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L’annunciano il presidente della Toscana Enrico Rossi, assieme alla vice presidente Monica Barni che detiene la delega alle pari opportunità. “Contro la violenza sulle donne dobbiamo agire tutti assieme – ripete il presidente – e come Regione siamo i primi pronti a fare la nostra parte”. Ai 250 mila euro che già erano in bilancio – 50 mila erano però già prenotati e destinati alla formazione dei docenti, giacché la prevenzione non può che essere anche culturale – si aggiungono così adesso altri 200 mila euro. Quattrocentomila saranno a disposizione per il 2017.

“Dobbiamo isolare e punire gli uomini violenti – sottolinea il presidente -, ma dobbiamo soprattutto non fare sentire le donne sole, aiutarle a denunciare e a non trascurare i segni premonitori. Dobbiamo aumentare la prevenzione per arrestare quelle dinamiche che sfociano in violenza e rafforzare anche la rete territoriale che si prende cura delle donne, dopo che sono state oggetto di violenza”.

Nel 2014 l’ultimo stanziamento dello Stato
I 400 mila euro che la Regione ha messo sul piatto saranno utilizzati per sostenere anche le attività dei centri antiviolenza che operano sul territorio, ad oggi ventiquattro associazioni e onlus in regola con i requisiti nazionali e distribuite in tutte e dieci le province. Rossi e Barni annunciano un bando che uscirà probabilmente già a ottobre: una boccata di ossigeno in attesa delle risorse statali, da sempre utilizzate per finanziare la preziosa collaborazione di questi centri fatta di ascolto, sostegno, orientamento, protezione alle vittime nel loro percorso di uscita. L’ultimo stanziamento statale risale infatti a due anni fa valido per il biennio 2013-2014 – 763 mila euro per la Toscana – mentre per i due anni successivi ancora non è arrivato niente. “Naturalmente quei soldi li abbiamo già spesi tutti, fino all’ultimo centesimo – precisa la vice presidente Monica Barni – . La Toscana non può essere certo additata tra le Regioni che non hanno utilizzato i fondi a disposizione: l’abbiamo fatto e l’abbiamo fatto con estrema trasparenza, con tanto di rendicontazione in open data disponibile sul sito dell’ente”. Una trasparenza riconosciuta da Action Aid.

Il 40 per cento dei 763 mila euro arrivati dallo Stato per il 2013 e 2014 sono andati ai centri antiviolenza, attraverso le Province; il resto è stato utilizzato per progetti di rete, per la formazione degli operatori in modo da far parlare a tutti lo stesso linguaggio, per condividere protocolli e procedure, per far meglio conoscere i centri e i loro servizi e sensibilizzare le comunità, per interventi nelle scuole, per l’abbattimento delle rette delle case rifugio che accolgono le donne vittime di violenza, in modo da sgravare parzialmente dalla spesa i bilanci dei Comuni, o per sostenere iniziative per aiutare le donne che hanno subito violenze a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Un comitato e una nuova legge
Ma la Regione non annuncia solo nuove risorse. Sarà costituito anche un comitato – Regione, Anci e centri antiviolenza – per decidere insieme l’utilizzo delle risorse ed eventuali modifiche alla legge sulla violenza di genere che la Toscana ha dal 2007. Lo si farà già a settembre. Con la riforma delle province che c’è stata l’anno scorso dovrà inoltre essere probabilmente ridiscussa anche la governance.

“Sui giornali e nei media finiscono i fatti di cronaca più eclatanti – conclude Barni – ma i dati ci raccontano una realtà sommersa molto più complessa e sottovalutata. Bisogna lavorare sull’educazione e sulla prevenzione, a tutti i livelli, dalla scuola dell’infanzia all’università, coinvolgendo anche le famiglie: serve educazione al rispetto, al riconoscimento e all’accettazione delle diversità, alla consapevolezza, contro ogni forma di violenza anche verbale che oggi ha investito le nostre comunità, dai social alla politica”.

In Toscana 12 donne uccise nel 2014 e 2500 uscite allo scoperto
I fatti raccontano che le violenze, è noto, si consumano per lo più all’interno nelle mura domestiche o nella cerchia dei cari, per un sentimento malinteso o per un no che pone fine ad una relazione. In Italia ogni due o tre giorni viene uccisa una donna: Vania Vannucchi a Lucca e Rosaria Lentini a Caserta sono state le ultime due negli ultimi tre giorni.
Dodici in tutto sono state le donne uccise in Toscana nel 2014: i numeri sono contenuti nell’ultimo rapporto disponibile, quello sul 2015 è ancora in corso di stesura. Praticamente è una donna uccisa al mese, mentre in 77, per mano di un familiare, sono morte dal 2006 al 2014, una ogni 46 giorni, ‘colpevoli’ solo tante volte di voler decidere da sole e di non volersi fare imporre decisioni da altri.
Duemilacinquecento sono invece le donne che, sempre in Toscana, nel 2014 hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto e di cercare aiuto per le violenze subite, fisiche ma più spesso psicologiche, magari rivolgendosi proprio ai centri antiviolenza. E’ una dato che fa altrettanta impressione, ma è anche il ‘mezzo bicchiere’ pieno perché è quello che racconta il velo di silenzio finalmente squarciato.



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