
“In questi cinque anni – ha esordito Mugnai – mai nessun’altra proposta di legge era riuscita a collezionare una simile serie di osservazioni sia da parte degli uffici, sia da parte di tutti i soggetti intervenuti in commissione. E sì che questa è una proposta di legge piccola, la si è definita legge-ponte. Piccola, si diceva, ma densa di criticità e nodi irrisolti. Qui c’è un problema di metodo: questa legge specifica poco e nulla. Bisognerebbe fare un atto di fede, ma io gli atti di fede li faccio in Chiesa, non in Regione. Diventa difficile, su un tema come questo, non aver presenti tutta una serie di criticità segnalate non tanto dalla “strumentale opposizione”, che della sburocratizzazione ha fatto una sua battaglia storica, ma dagli uffici che non credo abbiano interessi specifici di natura politica. Così come non credo che ci sia un disegno politico conservatore da parte dei sindaci del Pd o dell’intersindacale o degli operatori e dei loro rappresentanti di categoria. Il punto è che le cose o si fanno bene o si fanno male, e qui si poteva francamente fare parecchio meglio.
Ci si chiede infatti – ha proseguito il Vicepresidente della Commissione sanità – di approvare una proposta di legge che mantiene intatte tutte le incertezze su una materia che è la principale nella nostra attività. Tutti noi sappiamo che il 99% dei risparmi che questa riforma complessiva punta a conseguire, 240 milioni, si otterranno col taglio dei posti letto e con gli “esuberi”, secondo il termine usato ieri in aula dall’assessore Bugli. Di questo si sta parlando. Ammantato con una serie di bei discorsi e senza declinare le parti difficili, ma si sta facendo questo. E questo si chiede al consiglio di approvare come ultimo atto di legislatura. Quando poi sarà l’ora di verificare i tagli ai servizi ai cittadini di questa riforma in due tappe, sarà tardi: le elezioni ci saranno già state”.











