La donna, dopo tre anni di sottomissione alle decisioni arbitrarie del marito e dopo alcuni interventi dei poliziotti delle volanti dell’UPGSP, l’ultimo dei quali attivato da una delle due figlie che ha chiamato al 113, ha deciso di raccontare tutto all’associazione “Donna chiama Donna” e agli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Siena.
Ai poliziotti la donna 30enne ha riferito di continui maltrattamenti e violenze sessuali, di liti furibonde per l’eccessiva gelosia del coniuge e di costrizioni fisiche e mentali, in alcune circostanze culminate con la sua fuva, talvolta sbattuta fuori casa con pochi abiti indosso.
La 30enne ha dovuto sopportare in silenzio le sopraffazioni del marito, forse perché preoccupata del futuro delle due figlie, rispettivamente di otto e due anni. Ha cercato di non strillare per non farle impaurire quando in una circostanza, presa di forza dall’uomo durante la notte, è stata immobilizzata e violentata.
Tuttavia, non sempre ci era riuscita. Erano state quasi quotidiane, infatti, le manifestazioni d’ira dell’uomo, con accesa violenza anche sugli arredi e sulle porte dell’abitazione, che avevano provocato i pianti della primogenita. Rumori e grida uditi dai vicini di casa dei coniugi, che hanno confermato la frequenza e l’animosità delle discussioni familiari.
I soprusi non si sono fermati nemmeno durante allo stato di gravidanza della donna. Dalle indagini è emerso inoltre che, in numerosi episodi, la vittima sarebbe stata colpita con pugni, schiaffi e calci anche alla pancia, con l’uomo che avrebbe più volte ribadito il suo totale disinteresse per l’eventuale morte del nascituro.
Ora la donna è finalmente serena, collocata in una struttura protetta insieme alle figlie.
Sono sei le misure cautelari eseguite negli ultimi quattro mesi dalla Squadra Mobile di Siena, fra cui un arresto in custodia cautelare in carcere, in relazione a problematiche legate ai rapporti fra conviventi, nella stragrande maggioranza dei casi a discapito della donna.











