
Il progetto coinvolge 13 istituzioni appartenenti a sei nazioni europee, ognuna delle quali affronterà una o più linee di ricerca, per un finanziamento complessivo di cinque milioni e mezzo di euro.
“L’obiettivo principale del progetto IPM Popillia – spiega il professor Carapelli del Dipartimento di Scienze della vita – è quello di salvaguardare la salute delle piante di interesse commerciale, e non solo, minacciate dall’invasione di questo coleottero fitopatogeno introdotto per caso in Italia nel 2014 e che può diffondersi attraverso gli scambi commerciali e la circolazione delle persone. Si tratta di una specie che infesta e distrugge tappeti erbosi, piante selvatiche, da frutto e ornamentali e la cui diffusione si sta ampliando in tutto il mondo”.
Con il progetto IPM Popillia saranno sviluppate azioni per conoscere il ciclo vitale, le modalità di dispersione e le strategie di controllo dell’insetto.
L’Università di Siena si occuperà del sequenziamento del genoma di Popillia, della ricostruzione della storia evolutiva della specie e in particolare delle rotte percorse dall’insetto dal suo areale di origine in Giappone, attraverso gli Stati Uniti, fino all’Italia e alla Svizzera. “La conoscenza del genoma dell’insetto – conclude il professor Carapelli – permetterà di studiare a livello molecolare i meccanismi messi in atto per adattarsi a nuove situazioni ambientali e per resistere ai trattamenti impiegati. La ricostruzione delle rotte di colonizzazione consentirà di individuare la scala geografica ottimale per realizzare interventi di controllo e limitare al minimo la possibilità di ulteriori invasioni”.











