
«Le malattie del fegato rappresentano una importante causa di patologia e di morte in Italia e nel mondo – spiega il professor Brillanti -. Ogni anno, nel nostro Paese, più di 15mila persone muoiono per tumore del fegato e per le complicanze della cirrosi. Negli ultimi anni, l’epidemiologia delle malattie epatiche è cambiata. Per decenni, infatti, l’infezione da virus dell’epatite B (HBV), da virus dell’epatite C (HCV) ed il consumo di alcool sono state le cause principali di epatopatia. Grazie alla vaccinazione ed ai farmaci antivirali – prosegue Brillanti -, il ruolo delle epatiti virali come causa di malattia cronica del fegato si è andato sempre più riducendo, mentre nuovi scenari stanno affermandosi. L’obesità, il diabete e la sindrome metabolica sono in progressivo aumento e determinano l’accumulo del grasso nel fegato, la steatosi epatica che, attraverso la steato-epatite, è la causa silenziosa di un sempre maggior numero di cirrosi. Nel contempo – conclude -, sebbene le terapie antivirali abbiano ridotto l’insorgenza delle complicanze della cirrosi, il numero dei casi di tumori del fegato non è diminuito».
In particolare, durante il convegno, verranno portati all’attenzione anche alcuni recenti studi che hanno permesso di mettere a punto un algoritmo di identificazione dei pazienti con malattia epatica avanzata asintomatica, partendo da esami laboratoristici seguiti da metodiche diagnostiche non invasive.
«Senza dover ricorrere alla biopsia epatica specifica – aggiunge il professor Stefano Brillanti -, è oggi possibile diagnosticare con precisione lo stadio di fibrosi epatica e di cirrosi compensata e di indirizzare ogni singolo paziente verso il corretto percorso di cura e di monitoraggio. Inoltre, la diagnosi precoce del tumore del fegato, mediante l’attento e costante monitoraggio dei pazienti con epatopatia cronica avanzata e l’utilizzo di metodiche di biologia molecolare e di “liquid biopsy”, permette di poter intervenire con trattamenti chirurgici o di radiologia interventistica prima che il tumore si diffonda. Perché tutto questo si concretizzi in una migliore salute, qualità ed aspettativa di vita dei cittadini – conclude il professor Brillanti -, occorre uno stretto legame e collegamento tra la medicina del territorio, le associazioni dei pazienti, i medici di medicina generale e gli specialisti del policlinico Santa Maria alle Scotte. È questa, oggi, forse la sfida più importante da concretizzare nella nostra realtà».











