
Come ricorda il coordinatore del progetto e insegnante del Cpia, Claudio Marini, «Tullio Solenghi era già venuto nel carcere senese due anni fa. Ed è voluto tornare. Il diritto penale parlerebbe di recidiva. Per Massimo Lopez invece era la prima volta. Dopo i convenevoli di rito i due artisti si sono esibiti nelle loro imitazioni più famose: da quella di vecchia data di Stanlio e Ollio a quella più recente dell’incontro dei due papi (Benedetto XVI e Francesco). Hanno raccontato del loro vagabondare per tutti i teatri d’Italia portando in scena parte della loro storia e alcune novità».
Positivo è stato il contatto tra gli attori e i detenuti. «La costante – continua Marini – di tutti gli incontri fatti finora è stata quella del continuo scambio tra detenuti e artisti, di un dialogo che inizia timido e che diventa via via più confidenziale. E se parli della storia di Lopez e Solenghi, se nomini Lopez e Solenghi senti da subito che manca qualcosa. È come un sonetto senza il sirma, un valzer in due quarti. Ecco allora che la prima domanda di un detenuto non poteva che ricordare il talento, la bellezza e la simpatia della prematuramente scomparsa Anna Marchesini. I tempi del trio. Lopez- Marchesini-Solenghi. Tullio e Massimo hanno raccontato della profonda amicizia che li univa, artisticamente e umanamente, e proprio per questo non hanno mai pensato a una sostituzione. “Se perdi un fratello o una sorella, non ti verrebbe mai in mente di sostituirlo” ha chiosato un commosso Solenghi».
Durante l’iniziativa si sono poi esibiti sul palco anche alcuni ragazzi del gruppo di teatro del carcere con le Tragedie in due battute di Achille Campanile coordinate dal regista Altero Borghi, spettacolo al quale hanno assistito Massimo Lopez e Tullio Solenghi.











