
“Fra i mitici esordi cinquecenteschi della Congrega e la vicenda ottocentesca del teatro di piazza del Pellegrino – afferma la stessa docente – c’è la lunga stagione del Saloncino. Nel 1690 il Granduca lo concede in uso ai Rozzi (promossi in quell’anno da Congrega ad Accademia), come spazio per i loro spettacoli drammatici e musicali. Si trattava di uno stanzone, con gradinate e ringhiere, collocato nei locali dell’Opera del Duomo, dove, ben presto, le recite private e amatoriali si trasformano e si modernizzano sotto la spinta di una domanda impetuosa del pubblico cittadino e delle croniche difficoltà economiche del sodalizio”.
“Non senza sofferte polemiche interne – prosegue Marzia Pieri – l’Accademia si deve infatti rassegnare, a un certo punto, a farsi da produttrice impresaria, appaltando l’uso del Saloncino a terzi che lo sfruttano “a pago”. Questo inevitabile passaggio dalla festa aristocratica al burrascoso mare del mercato dello spettacolo marca una discontinuità carica di futuro: lungo il Settecento, i Rozzi continuano a offrire alla città i propri servigi teatrali e sulle tavole del Saloncino si avvicendano cantanti, attori e artisti di ogni tipo, con alcune punte di diamante come Girolamo Gigli e Vittorio Alfieri”.











