Al visitatore che entri nel Palazzo Pubblico di Siena, nello spazio antistante la Cappella interna, si prospettano due triadi di eroi romani, togati e armati, dipinti tra il 1413 e il 1414 dal pittore “civico” Taddeo di Bartolo. A figura intera stante, da un lato compaiono i rappresentanti esemplari della biblica Giustizia: Cicerone, Catone Uticense e Scipione Nasica. Dall’altro lato, invece, si stagliano i simboli della virgiliana e aristotelica Magnanimità: Curio Dentato, Furio Camillo e Scipione Africano.
A presentare l’intero e solenne consesso è la figura del grande filosofo Aristotele. I governanti sono invitati a seguire gli ideali repubblicani incarnati da questi personaggi, ma anche da una costellazione di altri Uomini Illustri che, racchiusi in piccoli tondi, contornano le allegorie delle Virtù raffigurate nelle lunette. Sul lato opposto, tuttavia, il programma iconografico devia bruscamente: Cesare e Pompeo costituiscono una sorta di “Cattivo Governo”, malefica coppia che interrompe la sequenza dei modelli esemplari del mondo antico: eroi negativi, sono figure da esecrare, l’esatto opposto del “Buon Governo”, al pari di Nerone che, sotto la Tirannide di Ambrogio Lorenzetti, nella Sala della Pace, si getta sulla spada per darsi la morte. Fra i protagonisti del ciclo scorgiamo inoltre una sorta di intruso: Giuda Maccabeo. La sua presenza si rivela come una spia iconografica, un esplicito richiamo all’archetipo del tema degli Uomini Famosi, ovvero i Nove Prodi.
Si tratta dei maggiori eroi della storia, tradizionalmente scandita nelle tre grandi età della salvazione. Troviamo così l’era ante legem, rappresentata dai pagani Ettore, Alessandro Magno e Giulio Cesare; l’era sub lege, incarnata dai tre eroi giudei Giosuè, Davide e lo stesso Giuda Maccabeo; e infine l’era sub gratia, che celebra i tre massimi sovrani del mondo cristiano: Re Artù, Carlo Magno e Goffredo di Buglione. Tutti questi personaggi esemplari si potevano ammirare anche nel celebre ciclo di viri illustres dipinto da Masolino da Panicale nella sala theatri di Palazzo Orsini a Monte Giordano, a Roma, tra il 1430 e il 1432. Quest’opera, purtroppo, è andata perduta, verosimilmente già entro la fine del Quattrocento, a causa di un incendio devastante provocato dai Colonna, storici rivali della famiglia Orsini.
La distruzione del ciclo ha così sottratto alla storia dell’arte un imprescindibile caposaldo della decorazione monumentale del primo Rinascimento. Il testimone filologicamente più completo di questo perduto ciclo decorativo romano è costituito dalla cosiddetta Cronaca Crespi, un prezioso codice che il Ministero della Cultura ha acquistato nel maggio 2024. L’opera è stata destinata alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, dove è andata a ricongiungersi alla storica collezione di manoscritti e volumi a stampa di Carlo Morbio, da cui anticamente proveniva.
In un raffinato manufatto librario, il miniatore Leonardo da Besozzo seppe mirabilmente declinare in chiave miniaturistica la monumentalità della serie originale degli Uomini Illustri. A quest’ultima si aggiunge, nel codice, una molteplicità di Donne Famose, a comporre una maestosa rassegna enciclopedica ed esemplare che si dipana cronologicamente dal prototipo biblico di Adamo sino a Tamerlano.
La Cronaca Crespi si configura quale straordinario palinsesto enciclopedico figurato di storia universale, capace di restituire l’originario senso di meraviglia destato da un così fitto repertorio di consoli, condottieri, imperatori, profeti, patriarchi, filosofi, poeti, eroine bibliche e classiche. Nel 2026 ha visto la luce il catalogo scientifico del manoscritto, che illustra, in maniera illuminante, le 39 tavole del prezioso manufatto. Il volume, a cura di Claudia Daniotti e Paolo Sachet, è intitolato La Cronaca Crespi. Una storia per figure nel primo Rinascimento, pubblicato a Milano da Scalpendi editore.
Il volume sarà presentato dall’Accademia Senese degli Intronati guidata dall’Archintronato Enzo Mecacci, il prossimo 17 settembre alle ore 17.45, dando così avvio all’attività autunnale (La presentazione è a cura di Duccio Balestracci e della sottoscritta). L’incontro assumerà un profondo valore scientifico e affettivo, poiché sarà dedicato alla memoria di Margherita Ferro, che aveva indagato il ciclo di Palazzo Orsini attraverso i suoi testimoni figurati in occasione della sua tesi di specializzazione in Archeologia e Storia dell’Arte all’Università di Siena, lavoro sintetizzato in un saggio dal titolo Masolino da Panicale e gli affreschi perduti di Montegiordano pubblicato nel primo numero della rivista “La Diana: annuario della Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Siena” (1995, pp. 95-124).
La studiosa, dottore di ricerca in Innovazione e Tradizione. Eredità dell’Antico nel Moderno e nel Contemporaneo, prematuramente scomparsa (1964-2021), è stata allieva di Luciano Bellosi e Roberto Guerrini. A lungo docente di latino e greco in vari licei – da ultimo presso il “Galileo” di Firenze –, Margherita seppe anche coltivare un eccezionale talento artistico ed espressivo come soprano lirico-leggero. A testimonianza del segno indelebile lasciato nella comunità scientifica e nel cuore di colleghi e amici, le è stato recentemente dedicato il volume miscellaneo “Ogne tuo dir d’amor m’è caro cenno”. Studi in ricordo di Margherita Ferro (a cura di Francesca Cherici, Giunti editore, 2023).
Il fil rouge che attraversa i Nove Prodi e gli Uomini Famosi, dal Palazzo Pubblico di Siena a Palazzo Orsini fino alla Cronaca Crespi ci riconduce ai modelli esemplari di virtù. Un percorso che rinnova l’invito che leggiamo nel sonetto volgare iscritto proprio tra le due triadi di Taddeo di Bartolo: «Specchiatevi in costor voi che reggete». Un bambino ci esorta alla lettura con il dito indice, come se fosse la manicula di un manoscritto e a specchiarci nei volti degli antichi, duplicarsi nella loro stessa virtù, prendere a modello le loro gesta, ponendo sempre al centro il perseguimento del Bene Comune.
Marilena Caciorgna












