
“La saltuaria presenza di ungulati – sostiene Dallai – anche in aree prossime alla città non è casuale, ma nasce da fattori legati all’habitat e agli interventi apportati dall’uomo, sia all’ambiente che alle specie animali in questione. Per affrontare questa emergenza e quella dei danni all’agricoltura dobbiamo intervenire con piani di abbattimento straordinari e integrare la caccia di selezione con attività di monitoraggio e ricerca per gestire l’emergenza. Alcune esperienze messe in campo in Toscana ci mostrano che andamenti di crescita demografica degli ungulati pluridecennali devono essere affrontati con un approccio diversificato. Il principio dell’abbattimento è fondamentale, e tuttavia da solo non basta. Sul fronte normativo non servono stravolgimenti, ma leggi omogenee a livello nazionale e piani chiari che consentano di intervenire e gestire la fauna selvatica in maniera efficace. E’ necessario, infine, creare intorno al cinghiale una filiera che renda questa carne ‘alternativa’ un prodotto da valorizzare nel nostro contesto economico. Il pericolo, invece, è che si vada nella direzione opposta”.










