
Nella mostra gli spazi fisici diventano metafora di quegli spazi mentali e del desiderio, resi inaccessibili dalla presenza di rigide ed insuperabili barriere di genere. Bagni pubblici, spogliatoi delle palestre, negozi di abbigliamento, parchi giochi per bambini sono assunti a paradigma del binarismo sessista e della netta separazione tra i generi dominante nella nostra cultura, in quanto luoghi nei quali la contrapposizione uomo-donna (mutuata dalla contrapposizione maschio/femmina), è marcatamente segnata da codici estetici, iconografici e cromatici universalmente riconosciuti, che nel tempo, hanno assunto un vero e proprio valore identitario. Nel tentativo di oltrepassare questo binarismo, la mostra riflette sull’esistenza di una identità fluida o no gender come continuum tra le polarità uomo-donna e non identificabile totalmente con nessuna delle due. Il riconoscimento di questa nuova identità ci permette di rileggere il genere per quello che è: una lente attraverso la quale codifichiamo la dimensione personale e soggettiva dell’identità sessuale e sociale. Non una caratteristica strutturale, connaturata al sesso biologico e quindi necessariamente allineata ad esso, e non una realtà di fatto, Ma al contrario una realtà percepita, una convezione sociale e culturale che è nell’occhio di chi guarda. I protagonisti degli scatti in mostra sono Adriel Castrosanto, Giuseppe Maiolino e Miriam d’Aquisto. Si ringrazia per la collaborazione: Aloe&Wolf vintage, Centro Internazionale d’Arte MOTUS, Spazio UNODUE.
Info su www.toscanapride.eu.
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