
Gli autori del macchinoso raggiro al momento indagati sono dodici, tra i quali tre donne, mentre le patenti sequestrate sono 24, tra Rimini, Cesena, Forlì, Ravenna e Siena. L’operazione è stata ribattezzata proprio ‘Bulgaria’. La polizia sta inoltre effettuando dei controlli su due agenzie di pratiche auto riminesi alle quali i bulgari si rivolgevano dopo la denuncia di smarrimento delle loro patenti. I documenti di guida che riuscivano a ottenere erano soprattutto quelle per condurre mezzi pesanti e pullman per il trasporto persone. Dagli accertamenti della Stradale è emerso che spesso, una volta in possesso delle patenti italiane, i bulgari tornavano nel loro Paese dove si facevano rilasciare il Cqc (Certificato di qualificazione del conducente) valido in tutti i paesi membri dell’Unione europea.
Le indagini sono ancora in corso per risalire alla “mente” (forse anche più persone) che ha architettato il sistema. Gli autisti, che acquistavano le patenti per poter lavorare, spendevano dai 500-600 euro per le patenti B ai 1.000-1.500 euro per
le patenti dei mezzi pesanti. Due avevano trovato lavoro in aziende del territorio come conducenti di camion senza aver mai conseguito la patente necessaria. L’indagine è iniziata attraverso un normale controllo incrociato con la Motorizzazione: a insospettire gli agenti sono state le numerose denunce di smarrimento di patenti bulgare.











