Il campo largo in Regione si è diviso sulla questione Ossicombustione di Peccioli (Pi). Al momento dell’approvazione della delibera che autorizza la realizzazione del nuovo impianto di ossidazione termica senza fiamma a Peccioli, gestito da Belvedere Spa e dalla società mista Novatosc, c’è stato il distinguo di AVS che ha votato contro, l’assenza strategicamente politica dell’assessora pisana del Pd, Alessandra Nardini, e lo strano voto favorevole dell’assessore all’Ambiente, David Barontini (M5S), che negli ultimi giorni aveva espresso pubblicamente una posizione contraria, in linea con il freno dei pentastellati arrivato da Roma. Avs in un comunicato stampa parla di costi stimati per la realizzazione dell’impianto (tra i 130 e 180 milioni di euro) privi di garanzie finanziarie. Motivo che non sarebbe l’unico, perché trapelano posizioni interne ad Alleanza Verdi e Sinistra che fanno riferimento a scetticismo sul piano tecnologico: una scelta sperimentale e priva di un consolidamento industriale.
Che la tecnologia sia innovativa non vi sono dubbi, ma nemmeno a dire che si è all’anno zero. L’UE nel 2024 con il Net-Zero Industry Act ha deciso che l’ossicombustione + CCS è entrata tra le otto tecnologie strategiche da finanziare, al pari di solare e batterie. Quindi politicamente, a livello europeo, ha vinto la linea filo-industriale, cui molto ha contribuito il lavoro di Giorgia Meloni. Probabilmente è questo a dare fastidio ad Avs, il fatto che l’Unione europea stia tracciando una nuova mappa dell’energia che va oltre gli stereotipi ambientalisti che fino ad oggi hanno dettato legge, impedendo il dialogo paritario con il settore della produzione industriale e una transizione ecologica che tenesse in dovuta considerazione tutti gli interessi in causa.
Il Net-Zero Industry Act è una delle tre principali iniziative legislative del piano industriale del Green Deal, insieme al regolamento sulle materie prime critiche e alla riforma dell’assetto del mercato dell’energia elettrica, volte a rafforzare la competitività dell’industria europea a zero emissioni nette e sostenere una rapida transizione verso la neutralità climatica. Focalizzando l’attenzione sull’accelerazione dello sviluppo e della produzione di tecnologie Net-Zero, il Net-Zero Industry Act mira anche a ridurre il rischio di sostituire la dipendenza dai combustibili fossili russi con altre dipendenze che potrebbero ostacolare l’accesso alle tecnologie e alle componenti chiave per la transizione verde. Il regolamento comprende prodotti, componenti e attrezzature necessarie per la produzione di tecnologie a zero emissioni nette. Lo stesso atto distingue tra le tecnologie Net-Zero e le tecnologie strategiche Net-Zero. La normativa prevede sostegni per otto tecnologie strategiche a zero emissioni nette. Tra queste vi è la ossicombustione.
L’ossicombustione è una tecnica innovativa, già sperimentata in Puglia, con un impianto nato a Gioia del Colle, attraverso cui alcuni carburanti vengono bruciati tramite l’ossigeno puro. In questo modo si riesce a concentrare la CO2 prodotta durante l’incenerimento a livelli tali da permetterne la cattura a valle.
Un termovalorizzatore normale brucia rifiuti con aria. Ciò implica di dover trattare i fumi sporchi contenenti azoto, CO2, diossine, metalli con filtraggi costosissimi. Con l’ossicombustore fai la stessa cosa ma con O2 al 95%. In pratica si distrugge tutto meglio con una fiamma a 1.500-1.800°C invece di 850-1.000°C. A quella temperatura non si hanno più diossine. Senza azoto, il volume dei fumi crolla del 70-80%. Quindi filtri, scrubber, elettrofiltri sono molto più piccoli. E soprattutto il fumo finale è quasi solo CO2 + H2O + residui acidi concentrati. Questo è il vero motivo per cui se ne parla ora. Un inceneritore normale emette CO2 biogenica + fossile (plastica) diluita, impossibile da catturare. Un inceneritore oxy-fuel emette CO2 quasi pura: possibile da catturare, stoccare e rendere l’inceneritore a emissioni negative per la parte di rifiuti organici/carta/legno.
A Peccioli verranno smaltiti i rifiuti della ATO Costa con un impianto che oltre a non emettere inquinanti è in grado di produrre energia.
L’iter che ha portato alla Toscana ad avere il suo primo ossicombustore per lo smaltimento dei rifiuti è stato trasparente, ha coinvolto le comunità e non è piovuto dall’alto. Riordinando le tappe si ha che nel novembre del 2021 il Consiglio comunale di Peccioli avvia l’idea. Nel 2022 Peccioli partecipa all’avviso pubblico della Regione Toscana (assessora Monni) per colmare il gap impiantistico – la Toscana ha discariche ma pochi impianti di recupero. A Giugno 2025 la Conferenza dei Servizi dà l’autorizzazione definitiva. Il 7 settembre 2026 la Giunta Regionale approva la delibera di compatibilità ambientale – l’ultimo ok politico.
Il voto in giunta ha visto la coalizione che sostiene Giani spaccarsi, ufficialmente per mancanza di coperture finanziarie.
Gianni Perego










