Il Monte dei Paschi di Siena chiude il 2023 con un utile di 2.052 milioni, polverizzando le stime di mercato con un ritorno al dividendo dopo dodici anni e in anticipo rispetto alle indicazioni del piano industriale.
La cedola sarà di 0,25 euro per azione per un ammontare complessivo di 315 milioni. Sul balzo dell’utile, che era stimato a 1,3 miliardi, hanno inciso i rilasci netti di accantonamenti sui fondi rischi per i contenziosi decisi dalla banca dopo le sentenze favorevoli dell’anno che hanno contribuito al risultato netto per 466 milioni. C’è anche un effetto netto positivo dalle imposte, pari a 339 milioni, con un quarto trimestre che segna quindi un record: utile netto di 1,12 miliardi.
Il Monte dei Paschi di Siena indica ricavi complessivi per 3.797 milioni nel 2023, in aumento del 21,7% rispetto all’anno precedente grazie soprattutto a un margine di interesse che balza a 2.292 milioni, in crescita di quasi il 50% rispetto al 2022 (+49,3%). Il margine di interesse del quarto trimestre 2023 è sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente (-0,1%) con un remix di costo fra la raccolta commerciale e il costo netto dei rapporti con banche centrali. Le commissioni nette al 31 dicembre 2023, pari a 1.322 mln, evidenziano una flessione rispetto a quelle consuntivate nell’anno precedente (-3,1%) riconducibile soprattutto ai proventi sulla gestione del risparmio (-3,7%).
Gli oneri operativi pari a 1.843 mln sono in calo (-12,6%); in crescita invece l’ammontare del quarto trimestre 2023 rispetto al trimestre precedente (+9,2%), incorporando, nelle spese per il personale (1.180 milioni), gli effetti del rinnovo del contratto. Le altre spese amministrative ammontano a 488 mln, in calo del 7,5 per cento. Il risultato operativo lordo del gruppo Mps, pari a 1.954 milioni è quasi raddoppiato rispetto al risultato di 1.012 mln dell’anno precedente. Mps ha quindi contabilizzato un costo del credito a clientela pari a 440 mln, in crescita rispetto ai 417 mln del 2022.
Il risultato operativo netto nel 2023 di Banca Monte dei Paschi di Siena è di 1.511 mln, più che raddoppiato rispetto ai 594 milioni del 2022 con un quarto trimestre che fa segnare 371 milioni, in calo rispetto al terzo (405 milioni). L’utile di esercizio, al lordo delle imposte, è di 1.707 milioni. Le imposte sul reddito registrano un contributo positivo pari a 345 mln (427 mln al 31 dicembre 2022) imputabile principalmente alla valutazione delle Dta al netto della fiscalità relativa al risultato economico dell’esercizio, che beneficia anche della accelerazione, nell’ambito dell’attuale test di probabilità basato sugli obiettivi di Piano, della ripresa di valore delle Dta da perdite fiscali conseguente all’abrogazione dell’Ace, a partire dal 2024.
Il risultato sopra i 2 miliardi, grazie anche alle voci una tantum, ha permesso al cda presieduto da Nicola Maione di proporre all’assemblea dei soci del prossimo 11 aprile il pagamento di un dividendo di 0,25 euro per azione. La proposta, si legge nella nota della banca, è conforme all’impegno sul ‘dividend ban’ imposto dalla Commissione Europea tra i vincoli legati all’aiuto pubblico concesso a Siena, in quanto i ratios patrimoniali della banca “risultano ampiamente superiori ai parametri fissati dalla Commissione stessa per consentire il pagamento di dividendi”. La cedola, se approvata dalla Bce e dall’assemblea, sarà avrà luogo con data di stacco cedola del prossimo 20 maggio.
Monte dei Paschi ha registrato lo scorso anno una raccolta diretta di 90,6 mld (+1,2 mld), i finanziamenti a clientela si sono attestati a 76,8 mld, in calo rispetto al 30 settembre 2023 (-1,2 mld) per effetto soprattutto della flessione dei mutui (-1,3 mld), su cui impattano le scadenze di fine anno.
L’ammontare dei finanziamenti clientela deteriorati del Gruppo in termini di esposizione netta si è attestato a 1,8 mld, sostanzialmente in linea sia con i livelli registrati al 30 settembre 2023 (pari a 1,8 mld) sia con il valore del 31 dicembre 2022 (pari a 1,7 mld). Al 31 dicembre 2023 la percentuale di copertura dei crediti deteriorati si è attestata al 49,1 per cento. il patrimonio netto del Gruppo e di pertinenza di terzi risulta pari a 10,0 mld in aumento di 1,2 mld rispetto al 30 settembre 2023, principalmente per effetto del risultato positivo registrato nel trimestre.
I coefficienti patrimoniali del Monte dei Paschi: al 31 dicembre 2023 il Cet1 fully loaded si è attestato a 18,1% (rispetto al 15,6% del 31 dicembre 2022 inclusivo degli utili di periodo) e il Total Capital ratio è risultato pari a 21,6% (rispetto al 19,5% del 31 dicembre 2022).

Monte dei Paschi, i commenti dell’ad Luigi Lovaglio sui risultati 2023
Il Monte dei Paschi “ha scalato una montagna con uno zaino molto pesante”; Luigi Lovaglio, amministratore delegato, utilizza questa immagine per descrivere con gli analisti, alla presentazione dei conti 2023, “il punto di svolta dell’istituto” grazie al lavoro, riconosce, delle competenze e dei talenti presenti in banca. Lo zaino pesante, spiega Lovaglio, era il petitum dei contenziosi che si è ridotto a 900 milioni a fine anno oltre ai 450 milioni del contenzioso Alken che ha però già avuto due sentenze positive per la banca.
Il 2024 sarà un anno “molto importante” per il Monte dei Paschi – prosegue l’amministratore delegato Luigi Lovaglio – che indica che il management è conscio di avere l’opportunità di ottimizzare il capitale in eccesso per 3 miliardi “perfino cogliendo le opportunità all’interno delle partnership che già abbiamo”. Lovaglio risponde ad una domanda di un analista che gli chiede sulla nuova ‘equity story’ rappresentata dalla banca che ha chiuso il bilancio con un utile inatteso superiore ai 2 miliardi. “E’ bello avere domande su cosa fare con tanto capitale, due anni fa certo non l’avreste fatta”. Il top manager di Rocca Salimbeni, in risposta ad un’altra domanda, precisa che per l’utilizzo del capitale in eccesso “abbiamo varie opzioni dentro le partnership che abbiamo”, senza citare espressamente quella con Anima nel risparmio gestito e quella con Axa nella bancassurance, “e poi pronti a coglierle se si dovessero presentare sul mercato”.
Il dividendo che il Monte dei Paschi torna a pagare quest’anno sull’utile 2023 non sarà ‘una tantum’ ma in futuro le cedole saranno regolari e sull’utile lordo del 2024, che sarà in linea con il risultato dello scorso anno, ci sarà un payout del 50%, ha spiegato Lovaglio. La banca ha beneficiato di un effetto fiscale positivo che “non sarà una tantum” spiega Lovaglio considerando il ‘tesoretto’ di 2,6 miliardi di Dta che potranno trasformarsi in crediti fiscali dato che le proiezioni di base imponibile sono state riviste al rialzo rispetto a quanto prevedeva il piano industriale. “In altre parole – spiega – significa che l’impatto netto non è una tantum ma sarà replicato nei prossimi anni”.
Cosa vorrà fare il Tesoro con la sua partecipazione del 39% nel capitale del Monte dei Paschi? A questa domanda di un analista, che sottolinea il rendimento interessante che potrà offrire il titolo Mps alla luce del payout atteso del 50% sull’utile ante imposte nel 2024, Luigi Lovaglio si limita a dire che non spetta alla banca fare commenti sulle intenzioni del Governo per la partecipazione di maggioranza relativa nel capitale di Rocca Salimbeni. Lovaglio aggiunge che il calcolo dell’analista sul rendimento atteso con la stima del payout è corretto.
Molte le domande degli analisti sul possibile impiego del capitale in eccesso. Ad una più diretta sul tema delle possibili aggregazioni per la banca risponde, scherzando, il cfo Andrea Maffezzoni che indica “un takeover su UniCredit”, l’ex promessa sposa che valutò a lungo nel 2021 l’acquisto di Rocca Salimbeni, poi sfumato.
Il Monte dei Paschi manda un segnale di ritorno alla normalità imminente per i contenziosi, quelli che fino a qualche anno fa erano una spada di Damocle da 10 miliardi sui conti del gruppo. La banca, rispetto a settembre scorso, emerge dalla presentazione agli analisti dei conti dell’anno, ha trasferito a rischio remoto 1,9 miliardi di petitum derivante dalle richieste stragiudiziali. Unica voce che incrementa, a 660 milioni da 200 milioni, è il petitum dei procedimenti penali legati agli npl. Lovaglio agli analisti spiega che in parte si tratta di un petitum nuovo che la banca ha prudenzialmente considerato anche se nei processi in corso si è ancora ad una fase iniziale (ammissibilità delle parti).
Nel caso del contenzioso Alken da 450 milioni, presente ancora nei rischi, “è solo questione di tempo” spiega Lovaglio: si attende la pronuncia della Cassazione, non nel merito, dopo l’appello favorevole alla banca. “Abbiamo un approccio prudente con accantonamenti adeguati anche allo scenario peggiore” sottolinea il top manager di Rocca Salimbeni ricordando il track record favorevole del 2023: “17 sentenze favorevoli di cui 12 solo per i non performing”. Mps quindi a fine 2023 mostra un petitum lordo classificato probabile di 890 milioni (più i 450 milioni di Alken) rispetto ai 4,1 miliardi indicati al 31 dicembre 2022.












