Il Mef ha collocato improvvisamente ieri sul mercato una quota del 25% del capitale di Mps, scendendo in un colpo solo dal 64,2% al 39,2% del capitale, per un incasso di 920 milioni di euro.
Banca Mps, questa mattina, in avvio a Piazza Affari non ha fatto prezzo per poi aprire a -5%, allineandosi così al prezzo di cessione del pacchetto del Ministero del Tesoro (pari a 2,92 euro).
Le azioni dell’istituto senese sono andate a ruba, al punto che il Mef, dopo aver registrato una domanda cinque volte superiore all’offerta, è stato costretto ad aumentare il quantitativo messo in vendita, inizialmente pari al 20% del capitale.
L’operazione, ha spiegato il Mef in una nota, è stata effettuata “attraverso un consorzio di banche costituito da BofA Securities Europe SA, Jefferies GmbH e UBS Europe SE in qualità di Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners, con l’obiettivo di promuovere il collocamento delle azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri. Nell’ambito dell’operazione è previsto che il Mef si impegni con i Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners a non vendere sul mercato ulteriori azioni della Banca per un periodo di 90 giorni senza il consenso degli stessi Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners e salvo esenzioni, come da prassi di mercato”.
Con questa operazione il Tesoro perde così il controllo di diritto del Monte dei Paschi di Siena nel cui azionariato cresce il peso degli investitori istituzionali e dei grandi fondi, aumentando flottante, liquidità e appetibilità del titolo.
La vendita rappresenta anche un segnale forte all’indirizzo di Bruxelles sulla determinazione del Mef a rispettare l’impegno a privatizzare Mps entro la fine del 2024, termine entro il quale dovrebbe scadere la proroga concessa dall’Ue per dismettere la quota. Ma potrebbe anche servire da arma negoziale nel caso in cui il ministero avesse bisogno di più tempo per trovare un partner, considerato che al momento i candidati più quotati – Banco Bpm, Bper e Unicredit – sembrano tutti, per una ragione o per l’altra, non volersi accasare a Rocca Salimbeni.
La mossa del Ministero del Tesoro cavalca un momento felice per Mps, dopo 9 mesi chiusi con 929 milioni di utili, grazie al lavoro di ristrutturazione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio; la banca è tornata a generare capitale, con dei ratio patrimoniali tra i più alti in Italia (Cet1 al 16,7%), ed a essere redditizia, grazie al taglio dei costi, alla pulizia del portafoglio crediti dagli npl e al rialzo dei tassi, che ha fatto decollare il margine di interesse.
Il rilancio si è tradotto in una cavalcata in Borsa che ha preso slancio nelle ultime sedute. Dalla pubblicazione della trimestrale, lo scorso 8 novembre, il titolo è salito del 18,5%, in scia ai riconoscimenti del mercato per i progressi della banca, prima con il rialzo del rating da parte di Fitch e poi con la promozione di alcuni broker. Un treno che il Mef ha ritenuto opportuno non lasciarsi scappare, mettendo in vendita una quota ben più consistente di quella, compresa tra il 5 e il 15%, che il mercato si aspettava.
AGGIORNAMENTO
In chiusura delle contrattazioni a Piazza Affari il titolo Mps ha segnato un calo del 7,98% prezzando 2,828 euro ad azione.












