
“La maggioranza ci ricorda sovente che l’importante è fare: ma fare cosa e come? Siamo di fronte ad una variante urbanistica proclamata come Piano, non ancora operativo, che prevede solo medio-grandi strutture di vendita e distribuzione, mettendo in fibrillazione il sistema della rete delle piccole attività; e il dimensionamento della nuova residenza ha superato di gran lunga il riuso e la rigenerazione, senza misure concrete per attrarre e mantenere nuova popolazione, senza risposte ai nuovi tempi e bisogni della città, senza una strategia della crescita”.
Questo Piano Operativo ha lasciato in un angolo tanto il ruolo che il contributo attivo del consiglio comunale nella sua interezza, oltre a quello della partecipazione dei cittadini e delle loro organizzazioni, delle associazioni, degli ordini, delle categorie e dei Comuni limitrofi. Così, il Consiglio comunale va ad assumere la delibera finale sul Piano Operativo senza una presentazione finale alla nostra città.
La nostra netta contrarietà a questo atto è stata però sempre supportata da una nostra critica costruttiva, con proposte concrete per la città, espresse anche con un’osservazione allo strumento urbanistico. Così, questo Piano nasce vecchio e fuori contesto. Il Piano operativo è stata un’occasione persa di cambiamento, verso una città adeguata ai tempi, dovuta alla mancanza di competenza politica.
Pandemia e fragilità dell’ecosistema hanno inserito un tema nella discussione urbanistica e della mobilità: quello del distanziamento, la ricerca di una ‘densità accettabile’. La pandemia sanitaria e finanziaria ha fatto emergere il negativo delle concentrazioni e ha aperto finalmente ad una riconsiderazione del decentramento, della diversificazione e del policentrismo; ha fatto riapprezzare lo spazio e il territorio e le relazioni di vicinato, determinanti di salute. In questo modo si è evoluto il concetto di sostenibilità in economia circolare ed è cresciuto il valore della cultura e della ricerca e produzione hitech. Sono cambiati il lavoro e lo studio con l’applicazione della tecnologia.
Crisi degli affitti, più lavoro a casa e meno ufficio, la ricerca di una densità sostenibile richiedono adesso una strategia dei grandi edifici e contenitori della nostra Città e di una evoluzione della organizzazione delle sue funzioni sul territorio, che immagini un coordinamento con i Comuni vicini per una Siena più grande, che non significa mortificare le municipalità, ma valorizzare gli obbiettivi comuni di governo (raddoppio della ferrovia Firenze-Siena e ultimazione della Cassia, miglioramento dell’ospedale e della medicina sul territorio, distretto delle Scienze della vita e distretto culturale e della green economy), per una maggiore compattezza urbana e politica di Siena in questa parte della Toscana e in Regione.
E’ su queste nuove variabili che vanno ricostruiti i tempi, gli obbiettivi e l’organizzazione dellacittà: una riflessione che non si è voluto sviluppare nella fase tra l’adozione e l’approvazione di questo Piano Operativo e che ora va rinviata al nuovo Piano Strutturale, che diventa la vera urgenza di Siena e, dopo questo piano operativo, anche una speranza”.











