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SALUTE e BENESSERE

Ars, analisi delle caratteristiche dei bambini e dei ragazzi affetti da Covid-19 in Toscana

18 Maggio 20206 Mins Read
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arstoscana logo650Ars, l’Agenzia regionale di sanità, dedica questo approfondimento alle caratteristiche di bambini e ragazzi affetti da Covid-19 in Toscana. Le analisi relative alla diffusione del virus tra i bambini sono per adesso concordi su pochi punti: anche i bambini si ammalano di Covid-19, ma le infezioni sono meno gravi. Questo è in estrema sintesi ciò che emerge dagli articoli finora pubblicati, che si basano soprattutto su casistiche cinesi, ma che sono stati confermati recentemente anche da una casistica italiana di bambini che hanno avuto accesso al Pronto soccorso. Possiamo quindi tranquillamente affermare che l’infezione da Covid-19 in queste fasce d’età non si presenti, nella grande maggioranza dei casi, con una sintomatologia grave e che ciò sia vero anche per bambini con patologie croniche pregresse: da una patologia molto frequente e relativamente benigna come l’asma bronchiale, a patologie più rare e più impegnative quali i tumori, le immunodeficienze, la fibrosi cistica.

Poco indagati ancora sono invece gli aspetti relativi al benessere psicologico di bambini e ragazzi all’interno del contesto familiare, al peggioramento dei loro stili di vita (alimentazione e lunga esposizione ai dispositivi informatici), alle difficoltà educative a cui possono essere andati incontro durante il periodo di lockdown (vedi approfondimento Ars Bambini e CoViD-19: l’impatto sul benessere e altri aspetti di salute [https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4325-bambini-covid-19-impatto-benessere-aspetti-di-salute-sars-cov-2-coronavirus.html] redatto dalla Uo di Epidemiologia dell’Aou Meyer).

“Relativamente alla casistica toscana – dice Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia di Ars – i dati che possiamo desumere dalla Piattaforma Iss dei casi positivi e alimentata ogni giorno dagli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione delle tre Asl toscane possono aiutarci ad inquadrare qualche caratteristica di chi si ammala. Abbiamo deciso di ampliare la nostra analisi anche alla fase adolescenziale, coprendo tutta le classi d’età sotto i 20 anni”.

Riguardo la casistica in generale in Toscana, sappiamo che l’età mediana dei casi è di 59 anni (60 negli uomini e 59 nelle donne), lievemente più bassa del valore nazionale di 62 anni. In generale, la fascia di età in cui si osserva la maggior parte dei casi è quella dei 50- 59enni, seguita da quella dei 60-69enni (14,7% dei casi), e quindi da quella dei degli 80-89enni (14,6%). Nella fascia di età 0-19 è stato rilevato appena il 3,1% dei casi totali.

I maschi in generale sono il 45% della casistica totale. Analizzando i dati per le classi di età di interesse, il rapporto tra i generi si conferma anche in tutte le classi quinquennali tra 0 e 20 anni.

Nella classe 0-20 anni, i casi sotto i 10 anni sono poco più del 30% della casistica totale della classe.

La distribuzione territoriale dei casi nei bambini e ragazzi fotografa una situazione piuttosto diversa da quella evidenziata per la casistica generale, che come ormai sappiamo è principalmente localizzata nelle aree geografiche a più alta densità abitativa, e si caratterizza invece per una maggiore concentrazione nell’area nord ovest e sud est della regione, più vicino alle zone di confine con le altre regioni.

L’andamento temporale dei casi per mese di arruolamento fa vedere che la percentuale degli under 20 sale leggermente nei tre mesi di epidemia: da poco più del 2% dei casi di aprile al 6% di maggio.

Per quanto riguarda lo stato clinico al tampone, qui presentiamo il confronto tra le tre classi di età: sotto i 10 anni l’85% è asintomatico e paucisintomatico con un 3% di stati severi, questi scompaiono completamente nella fascia d’età 11-20 anni.

Riguardo ai luoghi di contagio, come ci si aspettava tutti i bambini ed i ragazzi toscani si sono contagiati all’interno della famiglia oppure durante un’attività di tempo libero. Tra qualche giorno saremo in grado di valutare in modo più approfondito i collegamenti tra i casi (figli-genitori).

Fortunatamente nella casistica messa a disposizione dalla Piattaforma Iss un numero veramente basso di bambini e ragazzi è andato incontro ad un ricovero, 17 in tutto, nessuno in terapia intensiva e infine nessuno è deceduto.

Questi dati non riescono tuttavia a rispondere a molte delle domande che stanno attanagliando sia le famiglie che i decisori. Non sono ancora analizzabili i dati clinici sulla casistica toscana: questa sembra ad esempio non aver evidenziato alcun caso di Sindrome di Kawasaki, quindi nessun aumento d’incidenza di una vasculite sistemica potenzialmente più grave, come un recente studio pubblicato sulla rivista The Lancet ha mostrato su una coorte di bambini dell’ Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Infine un aspetto a cui solo recentemente, anche in Italia, è stata posta attenzione e che sembra essere legato solo indirettamente allo stato di salute dei bambini e dei ragazzi: quello della chiusura delle scuole e dei servizi per l’infanzia. In Toscana hanno interrotto la scuola circa 600.000 persone, dai bambini frequentatori dei nidi e dei Servizi educativi della prima infanzia fino ai ragazzi frequentanti della scuola superiore. I rischi specifici di questa situazione, descritti da diverse organizzazioni per l’infanzia (Unicef Policy brief , Save the Children, Alleanza per l’infanzia) oltre che su diverse riviste scientifiche internazionali, sono potenzialmente di una maggiore vulnerabilità a situazioni di violenza famigliare, ma soprattutto di danni sul piano educativo, maggiori nei bambini con bisogni educativi speciali, ma anche in quelli che vivono in situazioni di povertà e di sovraffollamento.

Ciò a fronte di dati, che si basano quasi esclusivamente su modelli, che indicano come la chiusura delle scuole abbia un impatto sull’epidemia non particolarmente elevato e considerevolmente minore rispetto a quello della chiusura delle attività produttive. E’ comprensibile, se si considera che i bambini non sembrano essere una riserva di infezione, come si era invece ipotizzato all’inizio della epidemia e che, come mostrato da un report australiano del National Centre for Immunisation Research and Surveillance, sembra essere molto limitata la diffusione dell’infezione nelle scuole dove si sono verificati casi positivi. D’altra parte, due studi recenti, svizzeri e tedeschi, mostrano che la carica virale in bambini con patologia manifesta non è significativamente diversa da quella degli adulti, anche se tende ad essere più bassa. Gli autori ritengono che la carica virale possa essere un indicatore molto prossimo al livello di infettività.

“Per provare a dirimere questo problema – conclude Fabio Voller -, ossia se i bambini possano o meno infettare quanto gli adulti in quanto più frequentemente pauci o asintomatici sono necessari studi epidemiologici ad hoc su un’ampia casistica, che trascendano probabilmente i confini regionali o anche nazionali. Sarebbero informazioni fondamentali per poter prendere più serenamente decisioni in merito al ritorno a scuola dei nostri ragazzi”.



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