
“Un appuntamento che cercherà di dar vita – spiega lo stesso Ascheri – ad una ricostruzione a 360° della vicenda ricreando il contesto in cui è maturata. Dai confini Italia-Slovenia e da quella secolare contesa tra popolazione italiana e popolazione slava per il possesso dei territori di nord-est, quelli dell’Adriatico orientale”.
“Una disputa iniziata già con la fine della Prima Guerra Mondiale, quando il confine tra Italia e Jugoslavia venne delineato dalla cosiddetta ‘linea Wilson’ – spiega il Comune di Siena -. Ma è durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale che iniziano a verificarsi gli episodi più violenti, nel momento in cui, l’8 settembre 1943 l’Italia firma l’armistizio con gli anglo-americani e i tedeschi assumono il controllo del nord della penisola istituendo un “governo fantoccio” guidato da Mussolini.”
“Ed è proprio da qui – continua Ascheri – che ha inizio la nostra ricostruzione. Dal momento in cui, in Istria e in Dalmazia, i partigiani jugoslavi iniziano a rivendicare il possesso dei territori, torturando e gettando nelle foibe gli italiani. Culminando nella primavera del 1945, quando l’esercito jugoslavo guidato da Tito marciò verso i territori giuliani, occupando Trieste e l’Istria, e obbligando gli italiani ad abbandonare i propri luoghi. Molti furono i cittadini che vennero uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati”. Tra loro anche la famiglia di Elettra Paresi. Ed è a lei che verrà dato il compito di raccontare la sua personale vicenda. Una testimonianza vera, un contributo importante per non dimenticare la parte più emotiva e profonda, di una ricostruzione storica così forte e vera.











