
“Nessuna forza politica è immune sul piano delle responsabilità del passato – prosegue Scaramelli -. L’unico che può dirsi estraneo alla vicenda è l’attuale segretario del Pd Matteo Renzi che non aveva responsabilità politiche quando tra il 2009 e il 2011 venivano concessi facili crediti ai soliti grandi, mentre ai piccoli artigiani e ai commercianti veniva impedito di accedere alla leva del credito. Erano anni in cui venivano salvati i crediti delle banche tedesche. Le stesse banche che trovarono fondi in Europa per salvare sé stesse.
Oggi c’è il quadro completo delle responsabilità di quegli anni, ecco perché serve andare a fondo. Con lo stesso spirito con cui a livello regionale è stata fatta una commissione d’inchiesta su Mps si dovrebbe lavorare anche a livello parlamentare.
Il Pd di Renzi non può avere dubbi in merito. È un partito guidato da un nuovo gruppo dirigente che si è assunto la responsabilità politica del salvataggio dei risparmi, dei correntisti, degli obbligazionisti, così come della storia della nostra banca e, nel farlo, è corretto che pretenda la verità. Per solidarietà verso tutti coloro che lavorano in Mps, che già da anni offrono le proprie giornate lavorative, è corretto e doveroso che non appena lo Stato avrà acquisito il controllo della banca i manager abbiano remunerazioni sobrie e in linea con i massimali previsti dalla legge. Al contempo è auspicabile aprire un confronto vero con i livelli comunali e regionali delle istituzioni, non appena definito il nuovo piano industriale, per accompagnare la fase delicata della riorganizzazione della banca che resta sempre e comunque la prima azienda della Toscana”.











