A partire dal suo nuovo spazio espositivo, un’area di 300 metri quadri allestitita in modo univoco e volutamente riunita con altri consorzi di zona, Chianti Rufina e Chianti Colli Fiorentini, che si è rivelato una buona scelta, sia tecnica per il contenimento degli stessi costi espositivi, che politica, nell’ottica di comunicare un segnale di unità e forza sotto l’ombrello della denominazione Chianti, che accomuna le tre sottozone, sia per territorio che per il generale buon rapporto qualità prezzo: grande qualità a prezzi contenuti, elemento che fa da traino per l’intera denominazione.
Ad ogni modo, dal bancone consortile Chianti Colli Senesi si è visto sempre un certo fermento, registrando un minore afflusso di pubblico non specializzato, a fronte di una maggiore presenza dei vari buyers, provenienti dal Canada, Nord Europa, Medio Oriente, Asia, Giappone e Australia, che si sono potuti degustare diversi vini, tra quelli delle diciotto le aziende presenti in degustazione al bancone consortile con le loro etichette e sei delle aziende presenti col il proprio produttore all’interno dello spazio espositivo: Azienda biologica Allegretti; Bichi Borghesi – Colle Val d’Elsa; Fattoria Il Colombaio – Monteriggioni; Il Drago e la Fornace – Colle Val d’Elsa; San Giorgio a Lapi – Siena; San Gregorio – Chiusi.
Se quindi sul fronte estero si conferma un certo ottimismo, sul fronte interno rimane il problema dell’instabilità del prezzo dello sfuso, a causa sia della generale disomogeneità dell’annata 2014, che per motivi metereologici ha registrato qualità e quantità non eccellenti, sia dell’embargo alla federazione russa, che ha causato un certo blocco nelle esportazioni verso il paese, notoriamente un mercato abbastanza promettente, anche se difficilmente raggiungibile se con grande forza contrattuale. Se l’annata 2014 non è stata delle migliori, l’annata 2015 andrà sicuramente a compensare questo squilibrio, forte di una produzione soddisfacente sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, creando quindi le condizioni per una cauta ma certa ripresa del mercato interno.
A Vinitaly concluso dunque, buono il bilancio e buone le prospettive per l’intera denominazione, per una fiera che davvero ha eletto il Chianti come una delle denominazioni più importanti a livello internazionale.
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