Se la parola maggiormente utilizzata dal sindaco di Siena Nicoletta Fabio è stata “integrità”, la presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti ripete spesso “unità” nel discorso tenuto in aula consiliare a Siena, durante il consiglio aperto recante all’ordine del giorno la questione relativa alla banca MPS.
“Il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena non è una contesa d’aula tra schieramenti diversi, né un’occasione di posizionamento tattico.”
Carletti introduce così la questione relativa al tavolo istituzionale regione provincia comune voluto per portare all’attenzione della questione gli interessi di base del territorio. Ma non solo: “Guardiamo a dove eravamo fino a poche settimane fa. Di fronte a mesi di incertezza e di rincorsa speculativa sui mercati, il rischio per Siena era quello di rimanere spettatore alla finestra.”.
La Carletti crede nel tavolo delle istituzioni del territorio, nella unità dello stesso, ben sapendo che non è facile tenerlo insieme perché è politicamente disomogeneo, così come esprime realtà diverse sotto il profilo delle istituzioni cui è composto. Per questo marca il dato, quando invita a immaginare dove eravamo qualche settimana fa e dove siamo oggi. Se Siena come territorio ha riacquistato centralità nel dibattito finanziario ciò è dovuto a questa unità.
“Avremmo potuto cedere alla protesta rassegnata – dice – abbiamo fatto una scelta diversa e coraggiosa. Abbiamo scelto l’unità istituzionale e politica come metodo e come forza. Oggi dobbiamo rivendicare con orgoglio e lucidità il lavoro portato avanti. Se la voce di Siena ha rotto il silenzio è solo perché il territorio ha saputo muoversi compatto, nelle nostre assemblee elettive prima, nei confronti del governo poi.”
Agnese Carletti rivendica il lavoro svolto: “L’azione congiunta che rivendico di aver promosso insieme al sindaco Nicoletta Fabio e al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ci ha consentito di presentarci a Roma davanti al ministro Giorgetti con una posizione condivisa e autorevole. In quell’incontro a Roma, così definito interlocutorio, abbiamo aperto il doveroso e tenuto canale di confronto. Abbiamo ribadito al ministro Giorgetti, trovando condivisione, che la salvaguardia e l’integrità di Banca Monte dei Paschi di Siena non sono un’esigenza ristretta al territorio senese e toscano, ma sono una questione di primario interesse nazionale per l’intero sistema Paese e per il credito all’economia reale.”
Il tavolo istituzionale non è solo vacua unita ma è sostanza, ha chiesto che lo Stato non scenda sotto quota 4,8% di azioni perché su questo c’è unità concreta di tutte le parti istituzionali del territorio come pure il tavolo condivide la stessa posizione sul Golden Power: “Abbiamo chiesto formalmente all’esecutivo di valutare ed essere pronto ad esercitare tutti i poteri speciali in possesso del governo per tutelare gli asset strategici, la rete, il marchio, l’occupazione e l’autonomia del gruppo da qualsiasi tentativo di scalata ostile o di operazione puramente finanziaria contraria all’interesse pubblico.”.
L’unità del tavolo viene esercitata attraverso la fermezza che a sua volta è strategica: “la fermezza sta producendo risultati politici indiscutibili. Sta costringendo tutti gli attori in campo a fare i conti con il territorio. Chi pensava di trattare la storia Monte dei Paschi come una semplice pratica contabile o una vendita da chiudere in stanze lontane, sa che oggi non può prescindere dalla nostra comunità.”
Per la presidente Carletti i risultati sono già evidenti: “Abbiamo dimostrato che quando le istituzioni parlano con un’unica voce, gli interlocutori hanno l’obbligo di ascoltare e di confrontarsi. Questo ci porta al punto centrale sul piano politico e culturale, qual è il compito delle istituzioni in questa fase complessa – chiede Carletti – Lo ribadisco con nettezza da quest’aula. Alle istituzioni pubbliche non spetta il compito di rassegnarsi o di seguire passivamente le dinamiche finanziarie. Sappiamo bene che i mercati rispondono a logiche di redditività e dividendi nel breve termine.”
Tuttavia, la politica e le istituzioni rispondono a un imperativo di ordine superiore: la salvaguardia del bene comune, la tutela del lavoro, la tenuta sociale e la costruzione di una visione industriale di lungo periodo. “Come amministratori non possiamo il mercato o fare i commentatori dell’oscillazione di borsa o delle decisioni tecniche dei banchieri. Il nostro compito è fissare i confini e le priorità dell’interesse pubblico e difenderlo, secondo il principio sancito dall’articolo 41 della Costituzione, che riconosce la libertà di iniziativa economica privata, subordinandola però al rispetto di utilità sociale.”
di Gianni Perego












