di Novello Machiarelli
La Regione Toscana non solo non riesce a risanare i conti in rosso della sanità, ma li aggrava.
Questo è quanto emergerebbe dai dati del primo semestre con uno sbilancio che sarebbe già vicino ai 400 milioni di euro a fronte dei 320 milioni mancati a fine 2025.
L’aumento del gettito Irpef realizzato negli ultimi anni attraverso il pensante prelievo regionale, non solo non è più, come preannunciato, una manovra straordinaria, ma non è da sé solo sufficiente a coprire il disavanzo. Saranno, pertanto, necessari ulteriori interventi con probabili tagli ad altri settori come già avvenuto nell’ultimo bilancio.
Nel frattempo, sono arrivate due notizie importanti. La prima è che Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali ha assegnato alla Toscana la terza posizione per i LEA, i livelli assistenziali di assistenza: è un risultato importante, ma la Regione arretra di una posizione rispetto allo scorso anno. Il segnale non è da sottovalutare: la crescita della spesa sanitaria regionale a cui corrisponde un aumento della tassazione per i cittadini, non è direttamente proporzionale al miglioramento dei LEA, segnale evidente che organizzazione e gestione della sanità toscana lasciano a desiderare e richiedono un rapido ripensamento.
La seconda notizia è quella che ha visto la nomina di Marco Torre, già Direttore dell’Azienda Usl Toscana Sud Est, a direttore generale della Direzione Regionale Sanità, welfare e coesione sociale. Dopo solo un anno e mezzo dalla nomina, il governatore Giani ha dato seguito alle danze che aveva aperto col trasferimento di Federico Gelli al Meyer di Firenze, fatto che ha permesso di liberare il posto nella Direzione regionale.
Un incarico di solo un anno e mezzo in una fase di grandi novità per la medicina di prossimità (riorganizzazione della medicina generale, case di comunità, ospedali di comunità) è una chiara dimostrazione che gli interessi dei cittadini e degli stessi operatori della sanità, che hanno bisogno di certezze e di una guida stabile, non sono prioritari.
La copertura della direzione generale della ASL Toscana Sud Est, quella che riunisce le province di Arezzo, Grosseto e Siena, la più vasta della Toscana ed anche la più difficile da gestire per la sua conformazione orografica variegata, si pone all’interno di uno scacchiere in cui dovranno essere collocati anche altri professionisti: da Daniela Matarrese, Direttore generale a Careggi ad Antonio Davide Barretta, l’attuale Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Senese, il grande escluso che da mesi tutti davano come il successore di Gelli e nuovo pupillo dell’Assessora regionale alla Sanità Monia Monni. A volte ‘Chi entra Papa in conclave, ne esce Cardinale’’.
Si è così aperta una girandola di trasferimenti. Se da un lato è comprensibile che queste operazioni vengano fatte all’inizio del nuovo mandato regionale, ciò che è difficile giustificare è il cambiamento di direzione generale per i territori dell’area sud est toscana dopo così poco tempo. Sarà perché Giani e c. hanno in atto una operazione ‘vendetta’ contro i tre comuni capoluogo amministrati da coalizioni civiche e di centro destra? Sarà perché città come Siena non possono più rendere alla Regione quei favori e quelle risorse che per decenni sono stati garantiti dalla Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla omonima Fondazione?
Ritornando all’area vasta sud est c’è da aspettarsi che a breve Giani faccia una semplice comunicazione di facciata alla Conferenza dei Sindaci sul nuovo direttore generale senza coinvolgere effettivamente i 99 sindaci del territorio nella individuazione e nella scelta dello stesso. Così ha fatto per Torre, così farà anche in questa occasione perché la partecipazione è più enunciata che praticata. Sceglierà una persona che ha maturato esperienze gestionali nel territorio più difficile della Toscana o pescherà in un mazzo più grande? Al Governatore piace sorprendere ed affermarsi sempre come Deus ex machina, non si smentirà neppure questa volta.
La cosa certa è che la sanità toscana naviga a vista, con una spesa fuori controllo ed una girandola di incarichi che sembra garantire il ‘diritto alla felicità’ di qualche manager piuttosto che quello di cittadine e cittadini.












