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SIENA

Lojudice, Santa Pasqua: vera occasione di conversione – VIDEO

Il messaggio del cardinale Augusto Paolo Lojudice per la Santa Pasqua: "Guardando a San Francesco per costruire la pace"
1 Aprile 20267 Mins Read
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Augusto Paolo Lojudice
Augusto Paolo Lojudice

“Una cosa è certa: siamo in un momento della storia dell’umanità segnata da caos, guerre, violenze e tanta, troppo sofferenza che colpisce soprattutto i più fragili. Percepisco in tante persone che incontro un profondo senso di smarrimento e di irrequietezza per un futuro che si prospetta incerto e sicuramente non roseo”, questo l’inizio del messaggio in occasione della Pasqua del cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza.

In questi giorni siamo letteralmente sommersi da continui bollettini di guerra con statistiche di missili lanciati, navi affondate, esplosioni, territori conquistati – prosegue Lojudice -. Non possiamo non domandarci quanta umanità che soffre c’è dietro a queste puntuali precisazioni giornalistiche. Il rischio è quello di abituarsi alle brutte notizie, alla guerra, alla violenza diffusa. Ma la dinamica non può essere questa. Occorre rimettere al centro di ogni azione la persona umana, l’intera umanità. Se cediamo alla logica della guerra il mondo non potrà avere speranza. È più facile lanciare una bomba che affrontare un confronto, un dialogo anche se difficile. Ma questo è assurdo. Alla luce di quanto sta accadendo in Iran credo quanto mai urgente chiamare a raccolta chi crede ancora nella non violenza e nel dialogo tra i popoli. La guerra non è la soluzione dei problemi, non lo è mai stata.

Indubbiamente in Iran, come in tante altre parti del mondo, i diritti fondamentali dell’uomo non vengono rispettati ed anzi vengono calpestati con violenza e in maniera spietata. Ma ciò non può giustificare per nessun motivo l’uso della forza e della violenza per curare un’altra violenza. Papa Leone lo ha detto in maniera chiara con un vero e proprio appello agli uomini e alle donne di buona volontà: “seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche. La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile. Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia. E continuiamo a pregare per la pace”.

In tutto questo scenario, anche quest’anno, stiamo per celebrare la Santa Pasqua, la festa più grande per tutti noi cristiani. È l’occasione per una conversione non solo spirituale, ma anche negli stili di vita non centrati sull’io, ma sul noi. Un passaggio ‘rivoluzionario’ che potrebbe mettere a tacere i cannoni che ogni giorno portano morte e tragedie dall’Ucraina alla Terrasanta all’Iran e in altri 50 paesi nel mondo. Ma deve essere un cambio di paradigma che non coinvolge solo la politica internazionale, ma anche quella personale, nella vita di tutti i giorni. Non possiamo pensare di essere costruttori di pace se non la edifichiamo nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità e nel nostro lavoro.

Papa Francesco ce lo aveva detto in maniera chiara: “dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire.”

In questo anno speciale dedicato a San Francesco di Assisi credo quanto mai necessario rimettere al centro con più forza e determinazione i sogni, le aspirazioni e i desideri dei ragazzi e delle ragazze delle nostre comunità. Dobbiamo ripensare tutto con loro e per loro e in questo il santo di Assisi può aiutarci. Lui è il santo della generazione Alfa, in una società sempre più laicizzata e con tanti, a volte troppi giovani lontani dalla Chiesa. Sembra incredibile, ma è così. Un fratello, per i ragazzi e le ragazze dei nostri giorni.

La sua radicalità e autenticità colpiscono. Francesco ha vissuto una vita eccezionalmente diversa da quella che ci si aspettava da un giovane ricco del suo tempo. Ha rinunciato a tutto per seguire Dio e vivere una vita semplice e povera. Questa scelta fuori moda, la sua autenticità, la sua attualità possono attirare i giovani che cercano un senso di vita autentico e alternativo alla cultura materialista del tutto e subito. Lui ci ha messo la faccia e questo i nostri ragazzi lo apprezzano.

Certamente Francesco è anche il santo della “Laudato sii”, dal nome del suo Cantico delle Creature e dell’enciclica che il papa che ha scelto il suo nome ha scritto, per il suo amore per la natura e il creato, che considerava come fratelli e sorelle. Un messaggio quanto mai attuale di cura e di rispetto per l’ambiente che coinvolge, oggi milioni di giovani della “generazione Thunberg”, che si sono posti il quesito su come salvare il nostro mondo dall’inquinamento e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Su questo il nostro Francesco era avanti ed oggi la sua attualità si rinvigorisce grazie alla presa di coscienza delle giovani generazioni che, “nostra sorella madre terra, la quale ci sostiene e ci governa: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba”, deve essere tutelata, accudita e conservata.

In questi anni in cui stiamo assistendo alla “Terza Guerra Mondiale a pezzi” uno dei temi sui quali più volte i giovani mi hanno chiesto di ragionare e di confrontarci è il tema della pace e della fraternità tra i popoli. Ed anche in questo contesto torna forte e rivoluzionaria la figura di S. Francesco che ha predicato la pace in un tempo di guerre e divisioni, e ha invitato tutti a vivere come fratelli e sorelle.

Sembra una cosa scontata, ma il “nostro santo” di Assisi lo ha fatto in un‘epoca storica dove un atteggiamento del genere sembrava fuori dal mondo, originale e anticonformista come tanti ragazzi che oggi vogliono credere nella pace, nonostante tutto. Una pace non solo tra i popoli, ma anche nelle famiglie, nelle scuole, nella vita quotidiana.

Non posso e non voglio rassegnarmi alla guerra e alla violenza e pensando ai nostri giovani, alla loro forza di vivere, credo che non possiamo non continuare, nello spirito francescano, a lavorare per la pace ad ogni costo. Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo al loro futuro. Un cristiano non può e non deve essere triste nonostante le difficoltà. Ce lo ha insegnato lo stesso Francesco, che era un uomo gioioso e semplice. Ha vissuto una vita povera e austera, ma era sempre pieno di speranza e di fiducia.

Una gioia, quella francescana, che non è sinonimo di superficialità, ma anzi di profonda spiritualità. Se Dio è con noi come possiamo essere tristi! Lui è modello di una vita autentica e questo ai giovani piace perché sono sballottati da tutte le parti da falsi miti e valori effimeri. Il rischio per loro è la solitudine pur se con migliaia di follower. Francesco indica la strada giusta, soprattutto ai più giovani, dando loro un senso di vita più profondo e spirituale. Ha dimostrato, seguendo Gesù e il Vangelo, che è possibile cambiare la propria vita e seguire i propri sogni puntando sul coraggio, sulla speranza e sull’amore all’altro. Grazie San Francesco.

Auguri di una Santa Pasqua a tutti!”

Card. Augusto Paolo Lojudice,
arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino
vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza


Il video messaggio del cardinale Augusto Paolo Lojudice




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