Del Vecchio (Delfin) e Caltagirone, due blasonate famiglie del capitalismo italiano, rafforzano la presenza nella Banca Mps.
La mossa resa nota da Delfin, la cassaforte della famiglia erede del magnate dell’occhialeria, che ha quasi triplicato la sua partecipazione nella banca al 9,78% del capitale, segue quella del gruppo Caltagirone che, per ora, è attestato poco sopra al 5 per cento.
A novembre i due gruppi risposero alla ‘chiamata’ del Governo, per la cessione della terza tranche della sua partecipazione detenuta dal Tesoro, assieme a Banco Bpm, acquistando la medesima partecipazione, pari al 3,5% del capitale.
A distanza di poche settimane quindi la mossa va interpretata come un rafforzamento dell’investimento nella banca senese per costituire un nocciolo duro nell’azionariato e impegnarsi anche nella governance. Nel Cda di Banca Mps a fine dicembre, infatti, sono entrati cinque nuovi membri, in sostituzione di cinque esponenti indipendenti già indicati dal Tesoro, che sono riconducibili, in parte, sia a Caltagirone che a Delfin.
La crescita dei due soci privati, di fatto, rende meno cruciale, ai fini della stabilità dell’azionariato, la partecipazione di Banco Bpm, pari al 5% del capitale, finito, pochi giorni dopo l’investimento a Siena, sotto l’Ops lanciata da UniCredit.
Dagli aggiornamenti Consob risulta, inoltre, che il gruppo bancario francese Bpce (Gruppo delle banche popolari e delle banche di risparmio) ha ridotto la sua partecipazione detenuta in Mps allo 0,114%. In precedenza, il gruppo francese deteneva il 5,803% in forma indiretta attraverso la società di gestione del risparmio Natixis.












