
Il libro. “Scrivo di un uomo che non esiste più, di un luogo che non esiste più, di un’ingiustizia che dura”. Con queste parole Bianca Stancanelli descrive il suo libro, edito da Zolfo Editore, che racconta la giovane vita spezzata di Soumila Sacko, un ragazzo africano che pochi anni fa lasciò la moglie e una figlia piccola per tentare la grande traversata nella speranza di trovare una vita più fortunata in Europa. La sua avventura, però, fu breve e venne ucciso il 2 giugno 2018 in una fornace abbandonata nelle campagne calabresi mentre cercava dei pezzi di lamiera per costruirsi una baracca in cui vivere. Quello stesso giorno, Matteo Salvini, allora neo ministro dell’Interno, scandiva in un comizio a Vicenza il suo slogan contro gli immigrati: «La pacchia è finita». Nella triste storia di Soumila Sacko, la vera “Pacchia”, come denuncia Bianca Stancanelli con il suo libro, è solo quella relativa alle cosche, al caporalato e allo sfruttamento della manodopera ai danni degli immigrati in cerca di una vita migliore.
Bianca Stancanelli. Giornalista e scrittrice, è nata a Messina e vive a Roma. Ha esordito come cronista al quotidiano «L’Ora» di Palermo, occupandosi soprattutto di mafia e politica, prima di trasferirsi nella capitale, dove ha lavorato come inviato speciale per il settimanale «Panorama». Con l’editore Marsilio ha pubblicato, oltre ai due volumi di racconti Cruderie (1996) e Morte di un servo (2000), i saggi Quindici innocenti terroristi. Come è finita la prima grande inchiesta sull’estremismo islamico in Italia (2006), La vergogna e la fortuna. Storie di Rom (2011) e La città marcia. Racconto siciliano di potere e di mafia (2016). Con A testa alta. Don Giuseppe Puglisi: storia di un eroe solitario (Einaudi, 2003) ha vinto l’Aquila d’oro al Premio Estense 2003. Nel 2016, inoltre, le è stato conferito il Premio nazionale Paolo Borsellino.











