Ventiquattro giovani richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale imparano un mestiere antico e prezioso in una delle terre famose nel mondo per le proprie produzioni. Siamo a Montalcino, provincia di Siena, lembo della Toscana meridionale patria del Brunello. Proprio in un’azienda del territorio è stato messo in pratica un progetto che ha come obiettivo la tutela della salute dei migranti attraverso la formazione professionale e l’inserimento lavorativo in agricoltura, a partire dallo sviluppo delle conoscenze per la potatura della vite e dell’olivo. Un percorso articolato, sostenuto da fondi europei intercettati dalla Regione Toscana, attuato dall’Asl Toscana sud est, che ha richiesto l’impiego di varie competenze, dall’agronomo alla psicologa, dagli esperti di medicina del lavoro a quelli della sicurezza sul luogo di lavoro, alla mediazione culturale e accompagnamento.
“L’obiettivo da cui siamo partiti è garantire la salute dei migranti – ha detto Lia Simonetti, direttore dei servizi sociali dell’Asl Toscana sud est – e in questo quadro rientra la formazione per l’inserimento nel mondo del lavoro. Un finanziamento europeo ha sostenuto il progetto presentato dalla Regione, abbiamo trovato un’azienda disponibile e una cooperativa che ha saputo mettere insieme le professionalità per attivare un’azione a tutto campo: il risultato è favorire un approccio al mondo del lavoro con tutte le garanzie di formazione e sicurezza”.
Si chiama Icare (Integration and community care for asylum and refugees in emergency) il progetto a valere sui fondi europei che finanzia questa azione coordinata dalla cooperativa agricola sociale San Francesco, con sede nel Senese, che si sviluppa nell’arco di sei mesi. Provengono da nove diversi Paesi, le ventiquattro persone seguite: dal Togo al Mali, dal Pakistan al Ghana e ancora Nigeria, Guinea Bissau, Sierra Leone, Benin, Gambia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa “sostenere la salute psico-fisica della persona attraverso la formazione professionale, garantendo conoscenze pratiche e teoriche spendibili sul territorio, per un inserimento lavorativo stabile”, come prevede la scheda di presentazione del progetto, seguito nella sua attuazione da Stefania Magi, direttore Uos Medicina interculturale e percorsi di inclusione dell’Asl Toscana sud est.
“Il lavoro – afferma Nicola Peirce, presidente della cooperativa San Francesco – è il primo passo per favorire un percorso di vera integrazione. Il nostro obiettivo è alzare la qualità della formazione di queste persone in modo che diventino autonome per le aziende, che hanno sempre bisogno di manodopera preparata. Grazie alla lungimiranza di Regione e Asl Toscana sud est abbiamo realizzato questo progetto, nel segno di una ricerca di normalità per tutti questi ragazzi”.

L’azienda che ha deciso di partecipare a questo progetto si trova a Casale del Bosco, nel territorio di Montalcino. E a spiegare la scelta è la proprietaria Emilia Nardi: “È un’iniziativa che rispecchia il dna della nostra famiglia, il lavoro è fondamentale per ognuno di noi e mi è sembrato importante un’opportunità di formazione e inserimento a queste persone”.











