“I ristoratori italiani chiedono sempre con più forza di poter vendere anche piatti d’asporto – afferma Fabrizio Rossi, presidente provinciale FdI Grosseto e commissario provinciale di Siena. Non si potrà servire ai tavoli, almeno finché i dati sui contagi non saranno un po’ più confortanti e il governo Conte non consentirà la totale riapertura, ma sarebbe indispensabile, per aiutare questa categoria economica, permettere non solo le consegne a domicilio di cibo, ma anche la vendita d’asporto presso i locali.
Tra i tantissimi ristoratori della nostra provincia, – continua Fabrizio Rossi – oltre che il Coronavirus da fronteggiare, c’è anche un altro virus, che è quello della disperazione. Difatti, se non iniziamo subito a dare un aiuto concreto alle nostre imprese, molte di queste chiuderanno definitivamente i battenti, mettendo sul lastrico intere famiglie. Accertato che tardano ad arrivare i denari alle PMI tramite il decreto cosiddetto liquidità del governo nazionale, sbloccare a costo zero alcuni cavilli delle normative rappresenterebbe un indubbio sostegno alle realtà settoriali maggiormente colpite in questo momento.
Il divieto generalizzato alla ristorazione attualmente con i Dcpm in vigore, ha solo due deroghe. La prima riguarda la somministrazione nelle aree di servizio autostradali; l’altra riguarda invece la consegna a domicilio. Quindi, poco o nulla per i ristoratori, numerosi nei nostri territori.
La proposta di Fratelli d’Italia riguarderebbe quella di consentire ai ristoratori, di poter preparare cibo e piatti pronti da far ritirare direttamente presso i ristoranti, dai clienti stessi su appuntamento, onde evitare assembramenti. In attesa della normalizzazione post Covid-19, si consentirebbe ai ristoratori di rompere i sigilli di stato della totale chiusura e consentirebbe di evitare la cassa integrazione per molteplici dipendenti, oltre a limitare i danni, già ingenti, ai fatturati”.
“In Italia – conclude Fabrizio Rossi – operano tantissime aziende che si occupano di ristorazione. Sono oltre un milione e duecentomila gli addetti, dei quali oltre 300mila sono anche proprietari dei locali, e circa 900mila sono lavoratori dipendenti. Un segmento della nostra economia importante che non deve essere abbandonato al proprio destino”.











