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CHIUSI

Chiusi ospita il Consiglio Internazionale Slow Food: dal 13 al 16 giugno 96 rappresentanti da 32 Paesi riuniti nella città etrusca

12 Giugno 20195 Mins Read
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– resa possibile grazie alla collaborazione tra Slow Food, Comune della Città di Chiusi, Centro Commerciale Naturale Chiusi Città in collaborazione con tutta la comunità, con la Condotta Slow Food Montepulciano-Chiusi, i produttori, le istituzioni culturali (in particolare il Polo Museale della Toscana – Museo Nazionale Etrusco di Chiusi e Necropoli, Museo Civico la Città Sotterranea e l’Opera Laicale della Cattedrale per il Museo della Cattedrale e Labirinto di Porsenna) ed i molti volontari, che ringraziamo sentitamente”.

Ripartire dal basso, dalla forza dirompente degli individui che si alleano quando, di fronte a una crisi comune, manca un chiaro indirizzo politico. La crisi è quella ambientale con le sue minacce alla vita sul Pianeta così come la conosciamo oggi. Ma è anche quella agricola e alimentare che riduce le nostre possibilità (reali) di scegliere un cibo buono, pulito e giusto, con tutte le conseguenze sul patrimonio culturale, la coesione sociale e la salute delle persone. Ed è nella creazione di comunità in tutto il mondo che Slow Food ha individuato la risposta alle sfide più importanti: ognuno di noi può infatti, più volte al giorno, contribuire a cambiare alla radice il sistema alimentare, partendo dal proprio cibo quotidiano. 

La Comunità Slow Food diventa quindi la prima forma di partecipazione alla vita dell’associazione, istituzionalizzata all’interno dell’impianto organizzativo globale di Slow Food in occasione dell’ultimo Congresso internazionale tenutosi a Chengdu (Cina) nell’autunno 2017. Non dimentichiamo però che le Comunità hanno iniziato a popolare la vita del movimento della chiocciola sin dal 2004, con la prima edizione di Terra Madre. Le Comunità Slow Food si fondano sulla condivisione di uno o più progetti a livello locale e sulla contaminazione con altre realtà. Ogni Comunità sceglie quindi di impegnarsi nella realizzazione di almeno un obiettivo nella dimensione locale in cui opera. I progetti pescano dall’ampio bagaglio di esperienze maturato in oltre 30 anni di esperienza di Slow Food, ma hanno sempre al centro i due fondamentali del movimento: tutela della biodiversità ed educazione alimentare e del gusto.

«Per noi, al centro dell’idea di Comunità c’è il bene comune, legato al cibo, all’ambiente, alla socialità, alla spiritualità. Il suo cemento è la sicurezza affettiva, che lega tra loro le persone che ne fanno parte. Abbiamo tanto lavoro da fare per creare una miriade di Comunità Slow Food nel mondo, ma partiamo dalle reti già attive in seno al movimento e dai progetti già realizzati: l’Arca del Gusto e i Presìdi, l’Alleanza dei cuochi, i Mercati della Terra, gli orti. Con loro proveremo ad affrontare le sfide che ci attendono nei prossimi dieci anni: l’emergenza climatica e il collasso degli ecosistemi minacciano la nostra stessa sopravvivenza e noi siamo convinti che la soluzione sia nel cibo, nelle scelte alimentari quotidiane di ognuno. È per questo che occorre poter piantare ovunque nel mondo una bandiera di Slow Food» afferma Carlo Petrini accogliendo a Chiusi i 96 rappresentanti di Slow Food da 32 Paesi riuniti nel Consiglio internazionale da giovedì a domenica 16 giugno per l’incontro annuale durante il quale si tracciano le linee guida per il lavoro dei 12 mesi successivi.

Quanto auspicato da Petrini è già messo in pratica dalle prime Comunità costituitesi in tutto il mondo: dalla Russia al Sudafrica, dall’Ecuador al Canada, sono già 80 le Comunità Slow Food nate in questa prima parte del 2019. In un ideale giro del mondo per scoprirle, partiamo proprio dall’Italia con la Comunità dell’orto condiviso vesuviano: biodiversità e tradizione, che a Cercola (Na), trasforma le attività di coltivazione e semina in strumenti concreti per favorire la socialità e l’inclusione di bambini, persone con disagi e fasce più deboli della popolazione, che proprio nella comunità e nel contatto con la terra trovano un approdo sicuro. Mirafood – per la valorizzazione del quartiere di Mirafiori è l’ambizioso nome di questa comunità urbana, nata in uno dei quartieri periferici di Torino, ricco di spazi verdi e orti. Al centro delle attività troviamo il recupero di cibi non più valorizzati e la lotta allo spreco alimentare, la memoria delle tradizioni culinarie, l’orticoltura urbana e il coinvolgimento delle comunità straniere su tematiche legate al cibo. Cambiamo continente e andiamo in Colombia per conoscere la Comunità di Bocachica, che coinvolge un centinaio di pescatori, cuochi, produttori locali e consumatori. Insieme organizzano incontri, laboratori di cucina e momenti di confronto per far conoscere la ricchezza dei mari e soprattutto la necessità di tutelare gli ecosistemi dei Caraibi. Dall’altra parte del mondo, e precisamente nelle Filippine, troviamo i 138 membri della Comunità di Pasil/Kalinga, la prima indigena creata nel Paese, impegnata a difendere e conservare le sementi tradizionali e portare avanti alcune varietà di riso coltivate ad altitudini elevate. 

«Il viaggio iniziato a Chengdu nell’autunno 2017 è solo l’ultima tappa di un più ampio cammino, cominciato a metà degli anni ’90 in Italia e poi diffusosi in 160 Paesi del mondo. Oggi facciamo tappa a Chiusi ma guardiamo già all’ottobre 2020 quando saremo a Torino, con una nuova edizione di Terra Madre che accoglierà al suo interno il nuovo Congresso internazionale di Slow Food. Sarà un Congresso più aperto che mai, per scrivere insieme il futuro di Slow Food e consegnare la guida a una nuova generazione di leader, che avranno la grande responsabilità di guidare tutto il movimento nei prossimi dieci anni, quando si deciderà buona parte del futuro dell’umanità. I lavori di Chiusi hanno un valore straordinario nella piccola ma grandiosa storia di Slow Food» conclude Petrini.

Il Consiglio internazionale di Slow Food è reso possibile grazie al sostegno del Comune della Città di Chiusi e del Centro Commerciale Naturale Chiusi Città, alla collaborazione con la Condotta Slow Food Montepulciano Chiusi, i produttori e le istituzioni culturali del territorio.



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